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EPPURE CI SI FACEVA IL BAGNO

25 luglio 2017 at 10:36

petraiaSuperficiale e poco credibile sarebbe fermarsi a ragionare del fatto che il problema della foce del Petraia (tratto terminale che sfocia in mare), si possa giustificare dalla mancanza di acqua, causata dalla siccità. Su questo sembra che tutte le forze politiche siano d’accordo.  Viene pompata acqua per irrigare i campi dalla Cura in poi dove la sorgente Inferno alimenta la Gora prima del Pecora; risulta inoltre che lo sfruttamento di questa importante risorsa sia anche per usi industriali e non si capisce perché, pur essendoci delle concessioni rilasciate dagli enti preposti, gli stessi non intervengono per garantire quel minimo di acqua necessaria per mantenere la vita in un canale ricco di biodiversità. Sicuramente ci saranno delle ragioni riguardanti il processo produttivo, ma sta di fatto che la Gora resta senza acqua a causa del forte emungimento. Si tratta di acqua di sorgente, e quindi un bene di tutti che cercheremo di difendere partendo dalle verifiche delle concessioni attraverso accessi agli atti già depositati! Denunciamo a tal proposito la conseguente moria di pesci nella zona di Cannavota, e presto, se l’Amministrazione non interverrà, succederà anche nella pozza di acqua rimasta tra i due ponti nel Parco della Rimembranza! Chiediamo quindi all’Amministrazione azioni celeri per ripristinare l’apporto di acqua da monte, incrementando il flusso della Gora delle Ferriere.

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ACQUA BENE COMUNE

18 aprile 2014 at 8:31

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E’ di qualche giorno fa la notizia dell’inaugurazione in pompa magna della nuova sede dell’Acquedotto del Fiora e delle solite promesse di ampliamenti, potenziamenti, miglioramenti dell’acquedotto, ottimizzazione del depuratore ecc.

La notizia però che ci ha colpito di più è il ritorno all’idea del dissalatore.
Il dissalatore, voluto dall’Amministrazione Comunale e dall’Acquedotto del Fiora, potente più di quello del Giglio ( che è un isola…. ricordiamocelo), con investimenti milionari .
Ma qual’ è la ragione di un tale progetto? Forse l’inquinamento da arsenico delle falde? Cosa ormai appurata e che con il dissalatore vogliono tamponare/mascherare? Già l’arsenico nelle falde, un’altra storia di responsabilità palleggiate e nascoste o taciute.
E i finanziamenti? Sono a fondo perduto? O ripresi attraverso la “remunerazione del capitale investito”, quel famoso 7% che paghiamo in bolletta?

Ecco parliamo anche di bollette, che, in poco tempo in provincia di Grosseto, sono salite del 300% e parliamo anche del mancato rispetto del referendum “Acqua Bene Comune”.

Nel 2010 abbiamo proposto al Sindaco di Follonica la modifica dello Statuto Comunale, proposta ripetuta insieme al “Comitato Cittadino per l’Acqua Pubblica”, in cui si chiedeva l’inserimento della definizione “acqua bene comune, privo di rilevanza economica”, che avrebbe fatto uscire l’acqua dalle logiche del mercato, ma non abbiamo avuto risposta.

Ora lo abbiamo inserito nel nostro programma amministrativo insieme ad altre proposte tutte rispondenti al principio che “l’acqua è di tutti e non si vende!”
Proponiamo un quantitativo minimo di acqua gratis per tutti, una tariffa differenziata in base al consumo. Crediamo nell’utilizzo coscienzioso dell’acqua nelle abitazioni con la diversificazione fra potabile e non, promuovendo anche il recupero dell’acqua piovana in vasche di accumulo.

Noi del Movimento 5 Stelle crediamo fermamente in un consumo più consapevole, una politica delle acque volta al risparmio, al riciclo e al trattamento delle acque reflue con sistemi alternativi al cloro come la fitodepurazione.

Per approfondimenti sull’argomento nel nostro programma 2014/2019:  http://issuu.com/alessandroleoni/docs/m5s_follonica_-_programma_elettoral/17?e=4077898/7432473

Campagna referendaria per l’Acqua Pubblica: 680.000 firme!!!

27 maggio 2010 at 13:36

La raccolta firme per la campagna referendaria “L’acqua non si vende” portata avanti dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e alla quale il MoVimento 5 Stelle collabora attivamente sia a Follonica che nel resto d’Italia procede a gonfie vele.

Toccata quota 680.000 firme e ora puntiamo a superare il milione!!!

Siamo orgogliosi come MoVimento Follonica 5 Stelle che la nostra provincia sia fra le più attive della Toscana, avendo in un mese superato l’obiettivo minimo prefissatoci di 2.700 firme di oltre il 200%.

Il dato Toscano provicia x provincia aggiornato a domenica 23 maggio 2010

PROVINCE Firme Ob Firme Raccolte al 23/05/2010 % Obiettivo
Arezzo 4.170 9.700 232,6%
Firenze 12.047 12.575 104,4%
Grosseto 2.723 6.011 220,7%
Livorno 4.211 5.920 140,6%
Lucca 4.802 3.755 78,2%
Massa Carrara (*) 2.550 2.525 99,0%
Pisa 4.961 7.103 143,2%
Pistoia 3.464 4.300 124,1%
Prato 2.940 2.990 101,7%
Siena 3.255 2.770 85,1%
Totali 45.122 57.649 127,8%

(*) Dato aggiornato al 16/05/2010

Report al 09/05/2010 in PDF Referendum Acqua Toscana al 23-05-2010

Fonte

Toscana: sole poco, pioggia tanta, ma firme per l’Acqua Pubblica a volontà

12 maggio 2010 at 19:14

Sono trascorsi solo 15 giorni dall’avvio della Campagna Referendaria e in Italia, a domenica 9 maggio, siamo a quota 350.000 firme raccolte.

E in Toscana, con gli instancabili Attivisti del Popolo dell’Acqua Pubblica, impegnati ai gazebo, con in dotazione lapis e moduli da pioggia, siamo a quota 38.105 – pari all’ 84,4% dell’obiettivo regionale

Il dato Toscano provicia x provincia aggiornato a domenica 9 maggio 2010

PROVINCE Firme Ob Raccolte al 09/05/2010 % Obiettivo
Arezzo 4.170 6.500 155,9%
Firenze 12.047 7.170 59,5%
Grosseto 2.723 4.559 167,4%
Livorno 4.211 3.017 71,6%
Lucca 4.802 2.483 51,7%
Massa Carrara 2.550 2.300 90,2%
Pisa 4.961 4.586 92,4%
Pistoia 3.464 3.500 101,0%
Prato 2.940 2.170 73,8%
Siena 3.255 1.820 55,9%
Totali 45.122 38.105 84,4%
Punti di raccolta firme a Follonica: venerdì mattina al MERCATO SETTIMANALE, sabato mattina e domenica mattina al CENTRO COMMERCIALE COOP

Report al 09/05/2010 in PDF Report Raccolta Firme Referendum Acqua Toscana al 09-05-2010

Fonte

L’acqua non si vende

30 aprile 2010 at 20:40

Il Movimento Follonica 5 Stelle, tra i sostenitori del Comitato Acqua Pubblica di Follonica che promuove i referendum del Forum dei Movimenti per l’Acqua per la ripubblicizzazione della gestione dei servizi idrici, é estremamente soddisfatto del risultato di 100.000 firme raccolte nei primi due giorni di campagna referendaria

Il risultato follonichese non è stato da di meno: circa 250  firme in un solo giorno con un solo banchetto, al cui raggiungimento hanno contribuito i propri membri, che si sono spesi nella mattinata e nel pomeriggio di domenica 25 Aprile assieme a rappresentanti di altre forze del Comitato.

Un risultato questo superiore a qualsiasi rosea prospettiva! Le persone si sono avvicinate al banchetto, consapevoli del problema acqua e desiderose di approfondire le loro informazioni sulla privatizzazione dei servizi idrici.

Forte di questo risultato il Movimento Follonica 5 Stelle continuerà a profondere il massimo impegno per questa importantissima iniziativa contribuendo a raccogliere le firme per tutto il periodo della campagna referendaria.

L’appuntamento per tutti è, per i prossimi tre mesi il venerdì al mercato, il sabato alla COOP e in piazza Sivieri, la domenica in piazza Sivieri.

Che sia chiaro: L’ACQUA NON SI VENDE!

Anche in questa occasione il Movimento rinnova l’appello al Sindaco di Follonica affinchè segua l’esempio di tanti comuni italiani che hanno dichiarato nel loro Statuto l’”ACQUA BENE COMUNE” e il servizio idrico “BENE PRIVO DI RILEVANZA ECONOMICA”.

Follonica: raccolta firme dal 25/04/2010

23 aprile 2010 at 23:34

Domenica 25 Aprile a Follonica, in piazza Sivieri 10-13, 16-20, parte la raccolta di firme per il Referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua promosso dal FORUM DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA.

I tre quesiti referendari sono nell’ordine:

PRIMO QUESITO: fermare la privatizzazione dell’acqua
Si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.
È l’ultima normativa approvata dal Governo Berlusconi. Stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.
Con questa norma, si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.
Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.

SECONDO QUESITO : aprire la strada della ripubblicizzazione
Si propone l’abrogazione dell’art. 150 (quattro commi) del D. Lgs. n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato.
L’articolo definisce come uniche modalità di affidamento del servizio idrico la gara o la gestione attraverso Società per Azioni a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico. L’abrogazione di questo articolo non consentirebbe più il ricorso né alla gara, né all’affidamento della gestione a società di capitali, favorendo il percorso verso l’obiettivo della ripubblicizzazione del servizio idrico, ovvero la sua gestione attraverso enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali. Darebbe inoltre ancor più forza a tutte le rivendicazioni per la ripubblicizzazione in corso in quei territori che già da tempo hanno visto il proprio servizio idrico affidato a privati o a società a capitale misto.

TERZO QUESITO : eliminare i profitti dal bene comune acqua
Si propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.
Poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di immediata concretezza. Perché la parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si eliminerebbe il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici, avviando l’espropriazione alle popolazioni di un bene comune e di un diritto umano universale.

Fonte

Acqua Bene Comune: intervista a Rodotà

21 aprile 2010 at 21:37

Acqua, referendum nel 2011
Rodotà: “E’ un bene comune”

Il professore: “Il servizio idrico non rientra nelle logiche del pubblico e neanche in quelle del privato. Ecco la novità: ripartire dalla cittadinanza”di GIULIA CERINO

Acqua, referendum nel 2011 Rodotà: "E' un bene comune" Manifestazione contro la privatizzazione dell’acqua

ROMA – “Avete mai pensato di privatizzare vostra madre? Privatizzando l’acqua è come se voi lo faceste”. Non scherza, padre Alex Zanotelli, ma parla seriamente a nome del Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Il coordinamento che oggi ha presentato, alla Corte di Cassazione di Roma, tre quesiti referendari. L’obiettivo è  “modificare le attuali norme in materia di servizio idrico” approvate con il decreto Ronchi e, in passato, dal governo Prodi, per governare e gestire le risorse idriche attraverso un soggetto di diritto pubblico, possibilmente a livello territoriale.

I quesiti. A partire dal 24 aprile inizierà la raccolta delle firme. Se si raggiungeranno le 500mila, nella primavera del 2011, scatterà il referendum. Ecco i tre punti: abrogare l’art 23 bis che prevede che le società, per poter fornire servizi idrici, si debbano trasformare in aziende miste con capitale privato al 40%; abrogare l’articolo 150 del decreto legislativo 152/2006 che prevede, come unico modo per ottenere l’affidamento di un servizio idrico, la gara e la gestione attraverso società per azioni; abrogare l’articolo 154, nella parte in cui si impone al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% in più. Una specie di “cavallo di Troia”, questo, che ha dato il via alla gestione dei servizi idrici da parte dei privati.

La storia. Si tratta di una battaglia politica iniziata nel 2007 con la presentazione di una legge di iniziativa popolare sottoscritta da 400mila cittadini e messa nel cassetto dal governo Prodi. Una richiesta rilanciata poco dopo il 19 novembre 2009, quando alla Camera dei deputati si approvava, con ricorso alla fiducia, il decreto Ronchi che, all’articolo 15, rilanciava il processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali, la dismissione della proprietà pubblica e delle relative infrastrutture. Il Forum da oggi ci riprova.  “Nonostante la raccolta delle firme, il governo non ha ascoltato”. E se la corsa politica è ancora aperta, quella culturale è già stata vinta. “Chi privatizza, oggi, non può più farlo rivendicandolo ma è costretto a smentire se stesso e a mascherarsi dietro la privatizzazione della sola gestione”, spiega Marco Bersani, rappresentante del Forum. Dietro ai quesiti referendari c’è qualcosa di più della mera protesta.

“L’acqua, un bene comune”. E a spiegare in profondità i perché del referendum, ci pensano gli estensori dei quesiti: professori di diritto pubblico, privato e costituzionale. Come Stefano Rodotà che prende la parola:  “Prima di passare al privato bisognerebbe cercare di correggere le anomalie del pubblico. Ecco la novità. L’acqua – spiega il professore – non è un bene pubblico. E’ un bene comune”. Un qualcosa che non può rientrare in nessuno degli argomenti fallaci che ruotano attorno alle dicotomie pubblico-privato, proprietà-gestione. “Piuttosto, per l’acqua – continua Rodotà – si tratta di trovare una forma di gestione comune, come scritto nell’articolo 43 della Costituzione, perché c’è stato un passaggio. Il pubblico, in questo caso, non è più il pubblico tradizionale”. Per il professore, il punto è un altro. Tutto culturale. “Il principio è che si possa ripartire da un ruolo attivo della cittadinanza. Il referendum rappresenta uno strumento per riabilitare la politica in un momento di stanchezza”.

Una coalizione vastissima. Un segno di ripresa c’è già. E infatti, il Forum italiano dei movimenti dell’acqua rappresenta la più vasta coalizione associativa formale mai esistita. Cento comitati locali, sessanta associazioni, i cattolici, gli ambientalisti, i sindacati. E i partiti, che svolgono una funzione di supporto. Non tutti militanti di professione, però. Piuttosto, molti di loro si dichiarano parte degli “astenuti” alle regionali del 2010.  “E’ l’estensione del movimento che conta. E’ questo che dà prova del cambiamento culturale”,  ricorda il professor Gianni Ferrara. Lo scopo del coordinamento è quello di vincere. E usare le istituzioni con intelligenza. Oltre a muoversi “contro”, il Forum si muove “per”. E avanza delle alternative: “Uscire dalla logica attuale, identificare l’acqua come bene comune, escludere il mercato dalla sua gestione, e, essenziale, indicare i soggetti incaricati di gestirla”, spiega Rodotà.

I numeri. Andare avanti è possibile perché i riscontri concreti di quanto nocivo sia privatizzare la gestione dell’acqua ci sono già. Da quando è cominciata l’escalation qualcosa è peggiorato. Ecco i numeri: il prezzo dell’acqua è salito del 68% a fronte del 22% registrato dal dato sull’inflazione. Gli investimenti privati nel settore idrico sono calati (da 2miliardi a 700mila euro l’anno) mentre l’occupazione nel settore idrico è diminuita del 30% e lo  spreco annuo è aumentato di più del 20%. Non solo teoria, dunque.

“Hasta la victoria siempre”. E a chi accusa il Forum di “essere contro Berlusconi”, risponde padre Alex Zanotelli: “I tre quesiti sono volti ad abrogare il decreto Ronchi, approvato dall’attuale governo di centrodestra. Ma non solo. Il secondo e il terzo quesito intervengono su delle norme approvate dal governo Prodi. Dei provvedimenti “che andavano nella direzione di considerare l’acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti”. Avvolto in una sciarpa a strisce rosse, arancioni e viola, e con una croce di perline variopinte al collo, padre Alex ricorda che solo il 3% dell’acqua del mondo è potabile. Ma di questa, il 2% è usata a fini agricoli o industriali. E se “l’acqua è – come spiega Ciro Pesacane, presidente del Forum ambientalista – una parte del ciclo della terra e appartiene all’umanità”, ha ragione padre Alex a dire che una società in cui non c’è più nulla in comune, non è una società. “Ecco perché dobbiamo batterci”. E conclude: “Facciamo come in Uruguay, come in Bolivia. Lì ce l’hanno fatta. Ce la faremo anche noi. Hasta la victoria siempre”.

Fonte: La Repubblica

L’ ACQUA E’ DI TUTTI E DEVE ESSERE PUBBLICA

11 marzo 2010 at 17:05

Grande manifestazione sabato 20 Marzo a Roma contro la privatizzazione dei servizi idrici locali

In principio era la legge 141/1976, denominata “legge Merli”, che definiva i parametri per il controllo qualitativo-sanitario delle acque ad uso pubblico e privato e degli scarichi, e che, all’articolo 6, demandava la gestione del servizio idrico, dall’utilizzo delle risorse alla depurazione delle acque reflue allo smaltimento dei fanghi, ai comuni o a consorzi intercomunali.

Dopo 20 anni i risultati sono disastrosi. 13.000 acquedotti in mano a 5.500 aziende a fronte di 8.000 comuni, gravissime mancanze nell’attuazione di investimenti sull’efficienza della rete distributiva e sprechi enormi.

In presenza di questa situazione Giancarlo Galli dà il suo nome alla legge n.36/1994, che istituisce gli Ambiti Territoriali Ottimali, territori su cui sono organizzati servizi pubblici integrati sui quali agiscono le Autorità di Ambito, strutture con personalità giuridica deputate ad organizzare, affidare e controllare la gestione del servizio integrato. Tali ambiti sono individuati dalle Regioni con apposite leggi regionali che recepiscono le norme della legge Galli, nel caso ad esempio della Toscana la legge regionale n.81/1995, la quale definisce anche le modalità di promulgazione degli statuti delle Autorità di Ambito, affidate ai comuni dell’Ato di competenza. La legge 152/2006 precisa ulteriormente le competenze degli enti locali all’interno dell’Ato tramite l’Autorità di Ambito: l’articolo 142 comma 3 dispone: “gli enti locali, attraverso l’Autorità d’ambito […] svolgono le funzioni di organizzazione del servizio idrico integrato, di scelta della forma di gestione, di determinazione e modulazione delle tariffe all’utenza, di affidamento della gestione e relativo controllo […]”.

In sostanza l’Autorità di Ambito, nel territorio di competenza, l’Ambito Territoriale Ottimale, regola per conto degli enti locali dai quali é nominata le disposizioni sulla gestione del servizio e controlla che queste vengano applicate.

La proprietà dell’acqua resta in mano pubblica, ma la gestione può essere affidata interamente o in parte ad un soggetto che può essere privato, pubblico o misto.

La legge Galli introduce quindi due novità rilevanti rispetto alla legge Merli: definisce gli Ato, 93 in totale a fronte di un centinaio di gestori, e le competenti Autorità di Ambito e dà la possibilità ai privati di entrare nella gestione degli acquedotti comunali al fine di “garantire efficienza, efficacia ed economicità”.

Sono stati rispettati i principi della legge Galli? La normativa ha portato ad un effettivo miglioramento del servizio?

Il professor Angelo Del Treste, docente di Economia e Gestione delle Risorse Idriche presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Napoli l’Orientale, in un’inchiesta pubblicata dalla rivista Acqua & Territorio nel Giugno 2005, evidenzia gli aspetti fallimentari a 10 anni dalla promulgazione della legge Galli nel mezzogiorno:

  • trend decrescente degli investimenti nel settore idrico,
  • aggravio del degrado delle infrastrutture acquedottistiche e delle reti di distribuzione in particolare,
  • investimenti insufficienti nel settore della depurazione e male indirizzati,
  • aumento spropositato delle tariffe in relazione agli investimenti effettuati per quanto riguarda la programmazione prevista dai Piani d’Ato,
  • crescita della tariffa amministrata in via transitoria dal Cipe  inferiore all’inflazione effettiva con conseguente riduzione degli investimenti di manutenzione e ripristino,
  • peggioramento della qualità dell’acqua fornita all’utenza finale, iniquità sociale nella distribuzione del carico tariffario.

Un servizio andato in onda su Exit di Ilaria D’Amico l’1 Aprile dello scorso anno evidenzia che cosa ha comportato l’ingresso di soci privati nella gestione dell’acqua di Firenze, di Frosinone, di Arezzo, di Latina, dove i gestori per soddisfare le richieste dei soggetti privati hanno aumentato le tariffe in modo spropositato, disatteso le promesse di investimento, chiesto ai comuni garanzie per ottenere prestiti dalle banche.

Risultati spesso disastrosi non hanno scoraggiato però le iniziative politiche tese ad una ancora maggiore liberalizzazione/privatizzazione del servizio.

L’articolo 23bis della Legge n.133 del 6 Agosto 2008 allarga ulteriormente le maglie per l’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua, e il recente articolo 15 del decreto legge n.135/2009 approvato in via definitiva con la legge n.166/2009 spinge ulteriormente in questa direzione.

Queste ultime norme, dietro la pretesa di recepire la direttiva comunitaria in materia di liberalizzazione dei servizi, includono il servizio idrico tra quelli di rilevanza economica.

In realtà il Parlamento Europeo, con una risoluzione del 15 marzo 2006, dichiara “l’acqua come un bene comune dell’umanità”, e gli stessi organi della UE hanno più volte sottolineato che alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza.

Il MoVimento 5 Stelle, sin dalla nascita del Blog di Beppe Grillo e dei Meetup, riconoscendo l’acqua come un bene vitale, ha sempre ritenuto immorale assoggettarla alle regole di mercato. E’ inoltre sempre stato sostenitore della gestione pubblica dell’acqua, poiché, oltre alla spesso fallimentare esperienza laddove é subentrato il privato a gestire questa risorsa, ritiene che il settore pubblico possa essere in grado di gestirla al meglio con adeguati strumenti normativi .

Pertanto Il Movimento 5 Stelle appoggia il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua [http://www.acquabenecomune.org], una rete di associazioni e movimenti che ha come mission riportare la risorsa idrica nell’ottica di una efficiente gestione pubblica.

Il Forum ha già fatto grandi passi avanti in questa direzione avanzando al Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare, con la raccolta di oltre 400.000 firme, che evidentemente giace però in qualche cassetto della Commissione parlamentare competente, non essendo ancora stata messa in discussione.

Sta inoltre portando avanti nei territori locali una battaglia per l’approvazione di delibere e/o modifiche agli statuti comunali che adottino come cardine il principio “il servizio idrico é privo di rilevanza economica” e si impegnino ad adottare misure per una migliore efficienza gestionale e contro la sua privatizzazione.

Provvedimenti di questo tipo hanno trovato o stanno trovando riscontro in numerosi Comuni, anche importanti come Torino e Roma.

Il MoVimento 5 Stelle di Follonica invita i cittadini a partecipare alla manifestazione nazionale organizzata dal Forum che si terrà a Roma in Piazza della Repubblica Sabato 20 Marzo in occasione della vigilia della Giornata Mondiale dell’Acqua per ribadire che “L’ACQUA E’ UN BENE DI TUTTI” e sosterrà la successiva raccolta firme, che si terrà dal mese di Aprile, per la proposta di Referendum abrogativo delle ultime norme che favoriscono la privatizzazione del servizio idrico, in particolare:

  • l’art.23 bis L. 133/08 così come modificato dall’art. 15 L. 166/09
  • l’art. 150 del D.lgs 152/06
  • l’art. 154 del D.lgs 152/06