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Acqua Bene Comune: intervista a Rodotà

21 aprile 2010 at 21:37

Acqua, referendum nel 2011
Rodotà: “E’ un bene comune”

Il professore: “Il servizio idrico non rientra nelle logiche del pubblico e neanche in quelle del privato. Ecco la novità: ripartire dalla cittadinanza”di GIULIA CERINO

Acqua, referendum nel 2011 Rodotà: "E' un bene comune" Manifestazione contro la privatizzazione dell’acqua

ROMA – “Avete mai pensato di privatizzare vostra madre? Privatizzando l’acqua è come se voi lo faceste”. Non scherza, padre Alex Zanotelli, ma parla seriamente a nome del Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Il coordinamento che oggi ha presentato, alla Corte di Cassazione di Roma, tre quesiti referendari. L’obiettivo è  “modificare le attuali norme in materia di servizio idrico” approvate con il decreto Ronchi e, in passato, dal governo Prodi, per governare e gestire le risorse idriche attraverso un soggetto di diritto pubblico, possibilmente a livello territoriale.

I quesiti. A partire dal 24 aprile inizierà la raccolta delle firme. Se si raggiungeranno le 500mila, nella primavera del 2011, scatterà il referendum. Ecco i tre punti: abrogare l’art 23 bis che prevede che le società, per poter fornire servizi idrici, si debbano trasformare in aziende miste con capitale privato al 40%; abrogare l’articolo 150 del decreto legislativo 152/2006 che prevede, come unico modo per ottenere l’affidamento di un servizio idrico, la gara e la gestione attraverso società per azioni; abrogare l’articolo 154, nella parte in cui si impone al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% in più. Una specie di “cavallo di Troia”, questo, che ha dato il via alla gestione dei servizi idrici da parte dei privati.

La storia. Si tratta di una battaglia politica iniziata nel 2007 con la presentazione di una legge di iniziativa popolare sottoscritta da 400mila cittadini e messa nel cassetto dal governo Prodi. Una richiesta rilanciata poco dopo il 19 novembre 2009, quando alla Camera dei deputati si approvava, con ricorso alla fiducia, il decreto Ronchi che, all’articolo 15, rilanciava il processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali, la dismissione della proprietà pubblica e delle relative infrastrutture. Il Forum da oggi ci riprova.  “Nonostante la raccolta delle firme, il governo non ha ascoltato”. E se la corsa politica è ancora aperta, quella culturale è già stata vinta. “Chi privatizza, oggi, non può più farlo rivendicandolo ma è costretto a smentire se stesso e a mascherarsi dietro la privatizzazione della sola gestione”, spiega Marco Bersani, rappresentante del Forum. Dietro ai quesiti referendari c’è qualcosa di più della mera protesta.

“L’acqua, un bene comune”. E a spiegare in profondità i perché del referendum, ci pensano gli estensori dei quesiti: professori di diritto pubblico, privato e costituzionale. Come Stefano Rodotà che prende la parola:  “Prima di passare al privato bisognerebbe cercare di correggere le anomalie del pubblico. Ecco la novità. L’acqua – spiega il professore – non è un bene pubblico. E’ un bene comune”. Un qualcosa che non può rientrare in nessuno degli argomenti fallaci che ruotano attorno alle dicotomie pubblico-privato, proprietà-gestione. “Piuttosto, per l’acqua – continua Rodotà – si tratta di trovare una forma di gestione comune, come scritto nell’articolo 43 della Costituzione, perché c’è stato un passaggio. Il pubblico, in questo caso, non è più il pubblico tradizionale”. Per il professore, il punto è un altro. Tutto culturale. “Il principio è che si possa ripartire da un ruolo attivo della cittadinanza. Il referendum rappresenta uno strumento per riabilitare la politica in un momento di stanchezza”.

Una coalizione vastissima. Un segno di ripresa c’è già. E infatti, il Forum italiano dei movimenti dell’acqua rappresenta la più vasta coalizione associativa formale mai esistita. Cento comitati locali, sessanta associazioni, i cattolici, gli ambientalisti, i sindacati. E i partiti, che svolgono una funzione di supporto. Non tutti militanti di professione, però. Piuttosto, molti di loro si dichiarano parte degli “astenuti” alle regionali del 2010.  “E’ l’estensione del movimento che conta. E’ questo che dà prova del cambiamento culturale”,  ricorda il professor Gianni Ferrara. Lo scopo del coordinamento è quello di vincere. E usare le istituzioni con intelligenza. Oltre a muoversi “contro”, il Forum si muove “per”. E avanza delle alternative: “Uscire dalla logica attuale, identificare l’acqua come bene comune, escludere il mercato dalla sua gestione, e, essenziale, indicare i soggetti incaricati di gestirla”, spiega Rodotà.

I numeri. Andare avanti è possibile perché i riscontri concreti di quanto nocivo sia privatizzare la gestione dell’acqua ci sono già. Da quando è cominciata l’escalation qualcosa è peggiorato. Ecco i numeri: il prezzo dell’acqua è salito del 68% a fronte del 22% registrato dal dato sull’inflazione. Gli investimenti privati nel settore idrico sono calati (da 2miliardi a 700mila euro l’anno) mentre l’occupazione nel settore idrico è diminuita del 30% e lo  spreco annuo è aumentato di più del 20%. Non solo teoria, dunque.

“Hasta la victoria siempre”. E a chi accusa il Forum di “essere contro Berlusconi”, risponde padre Alex Zanotelli: “I tre quesiti sono volti ad abrogare il decreto Ronchi, approvato dall’attuale governo di centrodestra. Ma non solo. Il secondo e il terzo quesito intervengono su delle norme approvate dal governo Prodi. Dei provvedimenti “che andavano nella direzione di considerare l’acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti”. Avvolto in una sciarpa a strisce rosse, arancioni e viola, e con una croce di perline variopinte al collo, padre Alex ricorda che solo il 3% dell’acqua del mondo è potabile. Ma di questa, il 2% è usata a fini agricoli o industriali. E se “l’acqua è – come spiega Ciro Pesacane, presidente del Forum ambientalista – una parte del ciclo della terra e appartiene all’umanità”, ha ragione padre Alex a dire che una società in cui non c’è più nulla in comune, non è una società. “Ecco perché dobbiamo batterci”. E conclude: “Facciamo come in Uruguay, come in Bolivia. Lì ce l’hanno fatta. Ce la faremo anche noi. Hasta la victoria siempre”.

Fonte: La Repubblica

L’ ACQUA E’ DI TUTTI E DEVE ESSERE PUBBLICA

11 marzo 2010 at 17:05

Grande manifestazione sabato 20 Marzo a Roma contro la privatizzazione dei servizi idrici locali

In principio era la legge 141/1976, denominata “legge Merli”, che definiva i parametri per il controllo qualitativo-sanitario delle acque ad uso pubblico e privato e degli scarichi, e che, all’articolo 6, demandava la gestione del servizio idrico, dall’utilizzo delle risorse alla depurazione delle acque reflue allo smaltimento dei fanghi, ai comuni o a consorzi intercomunali.

Dopo 20 anni i risultati sono disastrosi. 13.000 acquedotti in mano a 5.500 aziende a fronte di 8.000 comuni, gravissime mancanze nell’attuazione di investimenti sull’efficienza della rete distributiva e sprechi enormi.

In presenza di questa situazione Giancarlo Galli dà il suo nome alla legge n.36/1994, che istituisce gli Ambiti Territoriali Ottimali, territori su cui sono organizzati servizi pubblici integrati sui quali agiscono le Autorità di Ambito, strutture con personalità giuridica deputate ad organizzare, affidare e controllare la gestione del servizio integrato. Tali ambiti sono individuati dalle Regioni con apposite leggi regionali che recepiscono le norme della legge Galli, nel caso ad esempio della Toscana la legge regionale n.81/1995, la quale definisce anche le modalità di promulgazione degli statuti delle Autorità di Ambito, affidate ai comuni dell’Ato di competenza. La legge 152/2006 precisa ulteriormente le competenze degli enti locali all’interno dell’Ato tramite l’Autorità di Ambito: l’articolo 142 comma 3 dispone: “gli enti locali, attraverso l’Autorità d’ambito […] svolgono le funzioni di organizzazione del servizio idrico integrato, di scelta della forma di gestione, di determinazione e modulazione delle tariffe all’utenza, di affidamento della gestione e relativo controllo […]”.

In sostanza l’Autorità di Ambito, nel territorio di competenza, l’Ambito Territoriale Ottimale, regola per conto degli enti locali dai quali é nominata le disposizioni sulla gestione del servizio e controlla che queste vengano applicate.

La proprietà dell’acqua resta in mano pubblica, ma la gestione può essere affidata interamente o in parte ad un soggetto che può essere privato, pubblico o misto.

La legge Galli introduce quindi due novità rilevanti rispetto alla legge Merli: definisce gli Ato, 93 in totale a fronte di un centinaio di gestori, e le competenti Autorità di Ambito e dà la possibilità ai privati di entrare nella gestione degli acquedotti comunali al fine di “garantire efficienza, efficacia ed economicità”.

Sono stati rispettati i principi della legge Galli? La normativa ha portato ad un effettivo miglioramento del servizio?

Il professor Angelo Del Treste, docente di Economia e Gestione delle Risorse Idriche presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Napoli l’Orientale, in un’inchiesta pubblicata dalla rivista Acqua & Territorio nel Giugno 2005, evidenzia gli aspetti fallimentari a 10 anni dalla promulgazione della legge Galli nel mezzogiorno:

  • trend decrescente degli investimenti nel settore idrico,
  • aggravio del degrado delle infrastrutture acquedottistiche e delle reti di distribuzione in particolare,
  • investimenti insufficienti nel settore della depurazione e male indirizzati,
  • aumento spropositato delle tariffe in relazione agli investimenti effettuati per quanto riguarda la programmazione prevista dai Piani d’Ato,
  • crescita della tariffa amministrata in via transitoria dal Cipe  inferiore all’inflazione effettiva con conseguente riduzione degli investimenti di manutenzione e ripristino,
  • peggioramento della qualità dell’acqua fornita all’utenza finale, iniquità sociale nella distribuzione del carico tariffario.

Un servizio andato in onda su Exit di Ilaria D’Amico l’1 Aprile dello scorso anno evidenzia che cosa ha comportato l’ingresso di soci privati nella gestione dell’acqua di Firenze, di Frosinone, di Arezzo, di Latina, dove i gestori per soddisfare le richieste dei soggetti privati hanno aumentato le tariffe in modo spropositato, disatteso le promesse di investimento, chiesto ai comuni garanzie per ottenere prestiti dalle banche.

Risultati spesso disastrosi non hanno scoraggiato però le iniziative politiche tese ad una ancora maggiore liberalizzazione/privatizzazione del servizio.

L’articolo 23bis della Legge n.133 del 6 Agosto 2008 allarga ulteriormente le maglie per l’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua, e il recente articolo 15 del decreto legge n.135/2009 approvato in via definitiva con la legge n.166/2009 spinge ulteriormente in questa direzione.

Queste ultime norme, dietro la pretesa di recepire la direttiva comunitaria in materia di liberalizzazione dei servizi, includono il servizio idrico tra quelli di rilevanza economica.

In realtà il Parlamento Europeo, con una risoluzione del 15 marzo 2006, dichiara “l’acqua come un bene comune dell’umanità”, e gli stessi organi della UE hanno più volte sottolineato che alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza.

Il MoVimento 5 Stelle, sin dalla nascita del Blog di Beppe Grillo e dei Meetup, riconoscendo l’acqua come un bene vitale, ha sempre ritenuto immorale assoggettarla alle regole di mercato. E’ inoltre sempre stato sostenitore della gestione pubblica dell’acqua, poiché, oltre alla spesso fallimentare esperienza laddove é subentrato il privato a gestire questa risorsa, ritiene che il settore pubblico possa essere in grado di gestirla al meglio con adeguati strumenti normativi .

Pertanto Il Movimento 5 Stelle appoggia il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua [http://www.acquabenecomune.org], una rete di associazioni e movimenti che ha come mission riportare la risorsa idrica nell’ottica di una efficiente gestione pubblica.

Il Forum ha già fatto grandi passi avanti in questa direzione avanzando al Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare, con la raccolta di oltre 400.000 firme, che evidentemente giace però in qualche cassetto della Commissione parlamentare competente, non essendo ancora stata messa in discussione.

Sta inoltre portando avanti nei territori locali una battaglia per l’approvazione di delibere e/o modifiche agli statuti comunali che adottino come cardine il principio “il servizio idrico é privo di rilevanza economica” e si impegnino ad adottare misure per una migliore efficienza gestionale e contro la sua privatizzazione.

Provvedimenti di questo tipo hanno trovato o stanno trovando riscontro in numerosi Comuni, anche importanti come Torino e Roma.

Il MoVimento 5 Stelle di Follonica invita i cittadini a partecipare alla manifestazione nazionale organizzata dal Forum che si terrà a Roma in Piazza della Repubblica Sabato 20 Marzo in occasione della vigilia della Giornata Mondiale dell’Acqua per ribadire che “L’ACQUA E’ UN BENE DI TUTTI” e sosterrà la successiva raccolta firme, che si terrà dal mese di Aprile, per la proposta di Referendum abrogativo delle ultime norme che favoriscono la privatizzazione del servizio idrico, in particolare:

  • l’art.23 bis L. 133/08 così come modificato dall’art. 15 L. 166/09
  • l’art. 150 del D.lgs 152/06
  • l’art. 154 del D.lgs 152/06