image_pdfimage_print

Pillole di programma: INCENERITORE DI SCARLINO

29 aprile 2014 at 20:30

inceneritore di Scarlino

In questi giorni a Follonica si parla di tutto, ma non più dell’ inceneritore di Scarlino, che continua silenziosamente a contaminare l’ ambiente in cui viviamo. Per questo ci sembra doveroso ricordare ai cittadini che tra poco si recheranno alle urne, che tutto avviene grazie alle coperture politiche e conseguenti intrecci tra i partiti e le varie società coinvolte nel ciclo dei rifiuti.

Quattro esempi, per tutti, assolutamente significativi:
Fabrizio Vigni, presidente di SEI Toscana (la società che secondo il piano interprovinciale dovrebbe raggiungere il 70% di RD nel 2020), siede nel consiglio di amministrazione di Scarlino Energia . Vigni è anche esponente di rilievo del PD e, in particolare, presidente nazionale degli Ecologisti Democratici nonché deputato nella XII, XIII e XIV legislatura;
Giuseppe Pinto, amministratore delegato della Ecolat (riciclo), membro del consiglio di amministrazione della SEI Toscana, e vicepresidente di Scarlino Energia;
Marco Buzzichelli, presente sia nel consiglio di amministrazione di Scarlino Energia che in quello di Futura SPA (il gestore dell’impianto delle Strillaie che produce il combustibile da rifiuti);
Moreno Periccioli, presidente di Scarlino Energia, esponente PCI-PDS.PD, consigliere provinciale (Siena), regionale ed ex assessore all’ambiente della Regione Toscana.
Queste società nel loro complesso sono da considerarsi, quindi, un blocco politicamente controllato dal PD, che falsamente promette la chiusura dell’inceneritore e l’estensione della raccolta rifiuti porta a porta, a tutta la città!
Il M5S, assolutamente contrario all’incenerimento, propone in alternativa la Strategia Rifiuti Zero, sperimentata con successo in altre località d’Italia, la quale, oltre a migliorare la qualità dell’ambiente, offrirebbe un’ampia ricaduta occupazionale. Le 100.000 tonnellate/anno di rifiuti prodotte nella Provincia di Grosseto, consentirebbero la creazione di ben 238 posti di lavoro sicuri, perché ancorati al territorio, ripartiti in 128 per la Raccolta Differenziata e 110 per la Selezione, con naturale assorbimento dei lavoratori dell’inceneritore, reimpiegati in un’occupazione che non ne metta a repentaglio la salute. Inoltre, con la dovuta programmazione e grazie alle materie recuperate, sarebbe senz’altro possibile innescare un nuovo circolo virtuoso rappresentato dalle attività del riciclo, del restyling dei prodotti e dalla nuova progettazione, attuando la più grande realizzazione di posti di lavoro mai pensata per la nostra provincia.
Il M5S di Follonica è contrario ad un impianto che mina la nostra economia e la nostra salute e si mette a disposizione di comitati e singoli cittadini per portare avanti azioni che portino alla sua chiusura.

Per approfondimenti il nostro programma è consultabile al link: http://issuu.com/…/m5s_follonica_-_programma_elettoral

UN PIANO NATO VECCHIO

10 gennaio 2014 at 18:43

Considerazioni sul Piano Interprovinciale dei rifiuti.

UN PIANO NATO VECCHIO.

Questa è stata l’impressione a caldo alla presentazione di Grosseto, e tale è rimasta a mente fredda dopo qualche giorno di riflessione e discussione e la sostanza non cambia. Questo piano, in questa formulazione, nasce vecchio, senza cuore, senza prospettiva, senza respiro, senza coinvolgimento dei cittadini e delle imprese e perciò fatalmente destinato al fallimento anche nelle sue poche) buone intenzioni. Quando abbiamo cominciato a leggere le 160 pagine della bozza del Piano ci siamo sforzati di cercare i buoni propositi, le novità positive, senza per forza andare a trovare le mancanze, le magagne, gli errori. Diciamo subito che NON ci siamo riusciti, NON perché NON ci siano cose “buone”, ma perché è l’impianto stesso del piano, nella sua interezza, che porta ad un giudizio negativo.

Cerchiamo di chiarire.

1548298_10202325095280538_1062553209_o

Da un piano dove gli estensori sono costretti ad ammettere, a denti stretti e dopo pagine e pagine, di aver fallito sugli obiettivi europei di Raccolta Differenziata (da ora RD, vedi grafico) e che obbligano i cittadini a pagare le connesse sanzioni comunitarie, ci saremmo aspettati un cambio di marcia importante, un cambiamento sostanziale di visione strategica, un’accelerazione per imboccare un cammino mai intrapreso e annullare i ritardi. Ed invece no! Si insiste nel percorrere le logore strade che hanno portato all’insuccesso precedente, si continua a pensare in maniera vecchia (che non significa, lo ripetiamo, che tutto sia sbagliato). Ne è esempio la presunzione di andamento dei rifiuti che viene demandata a tre soli fattori

  • la popolazione presente sul territorio;
  • il livello di reddito e la composizione dei consumi;
  • le caratteristiche merceologiche dei prodotti.

Senza minimante prendere in considerazione i due soggetti che oggi fanno veramente la differenza: i cittadini, il loro grado di informazione, di partecipazione, di consapevolezza e di informazione e di incentivazione (anche tariffaria) le aziende che devono essere coinvolte e stimolate a produrre meno rifiuti e, dal punto di vista del riciclo, prodotti migliori e senza errori di progettazione. Senza questa premessa tutto diventa, come conseguenza, meccanicistico e le previsioni riportate nella tabella lo dimostrano.

1546509_10202325096000556_798820145_o

NON si tiene conto, ad esempio, delle esperienze virtuose che pure ci sono e che ci dicono che, dove si sono fatte scelte politiche coraggiose (vedi l’area veneta, o Capannori) di coinvolgimento della popolazione e delle aziende), NON solo si sono avute percentuali di RD altissime, sopra l’80%, ma, SOPRATTUTTO, una riduzione del rifiuto anche di cifre importanti, dell’ordine del 30-35%. Invece si sono fatte previsioni conservative e su quelle si è costruito il piano, che è in pratica un piano solo IMPIANTISTICO al servizio e conferma di quelle previsioni. Anzi, ad essere cattivi, sembra che si siano adattate le previsioni alla capacità degli impianti stessi, in maniera che tutto tornasse numericamente.

Certo le premesse e gli obiettivi sbandierati alla stampa e ai media sono “condivisibili”. Come potrebbe essere altrimenti quando si legge:

  • Obiettivo di riduzione della produzione di rifiuti
  • Obiettivo di massimizzazione del riciclo e di azzeramento dello smaltimento del rifiuto residuo a discarica

Ma, poi, sono le cifre riportate che contraddicono e smentiscono la reale intenzione di raggiungere quegli obiettivi. E’ vero che si parte da un grave ritardo, dovevamo essere nel 2012 al 65% di RD, e siamo a meno del 40% (Grosseto ancor peggio), ma niente si dice dei perché e delle colpe di questo ritardo. Si stende un velo pietoso sul fallimento e sui colpevoli. E’ umano, anche comprensibile, ma sbagliato. Il non cercare ed individuare le cause del fallimento è predittivo dell’insuccesso per il futuro. Se ci si scordano e non si capiscono gli errori commessi saremo fatalmente costretti a ricaderci. Questa, ci spiace, ma è una massima ferrea, troppo spesso dimenticata. Perciò, dire che nel 2020 dovremo conseguire il 70% di RD (con almeno un 60% di rifiuti avviati al riciclo) può sembrare un dato importante, significativo solo a chi è all’oscuro della storia o NON la conosce affatto.

Detto questo, il piano propone in sei anni un misero aumento del 5% in più rispetto agli obiettivi (mancati) del 2012, e questo viene spacciato come “andare oltre gli obiettivi comunitari”!! E’ una miseria, ma viene fatta passare come un obiettivo prestigioso.

Non solo. Mentre si sbandierano queste percentuali, il piano interprovinciale si allinea pedissequamente al piano regionale dei rifiuti che prevede di innalzare la quota di incenerimento dall’attuale 13% al 20% (che guarda caso è il massimo consentito dagli impianti di incenerimento presenti), con l’aggravante ipocrita di non menzionare mai il convitato di pietra presente sul territorio, quell’inceneritore di Scarlino che brucerà non solo il CSS prodotto dalla provincia di GR e dalla Val di Cornia, ma che, grazie alle 152.000 ton/anno autorizzate dalla Provincia il giorno dopo la bocciatura della precedente VIA da parte del Consiglio di Sato, potrà incenerire rifiuti provenienti da tutt’Italia. C’è da chiedersi, e molti cittadini se lo chiederanno, specie tra i meno motivati alla RD e all’ambiente in generale, a cosa serve essere virtuosi se poi si devono respirare i veleni di qualcuno che virtuoso NON è, e se non si sono nemmeno previste agevolazioni tariffarie per chi produce meno rifiuti.

E’ questa, come si può capire, una zavorra e una tara di non poco conto per il successo del piano, ammesso e non concesso che si voglia che abbia successo.

In pratica, semplificando, la Provincia ha fatto un calcolo previsionale, probabilmente partendo da presupposti sbagliati, e su quello si sono impostate poi le variabili e i numeri degli impianti. Ha rinunciato alle sue prerogative e non ha svolto il suo ruolo di indirizzo e gestione del processo, limitandosi a consegnarci un piano inefficace e costoso, che comunque garantisce una percentuale di incenerimento in aumento rispetto al presente, che è quel che in definitiva si voleva. Perciò riprendiamo e faccio nostre, per questo piano interprovinciale, le parole del sindaco di Capannori, Giorgio Del Ghingaro, a proposito del piano regionale del duo Rossi-Bramerini.

“Dal punto di vista tecnico è inadeguato il calcolo della riduzione del rifiuto che, se opportunamente verificato e condiviso, avrebbe modificato la programmazione impiantistica, con una previsione al ribasso degli inceneritori. Dal punto di vista politico, invece, si tratta di una visione che non guarda al futuro, ma si basa su accordi volti a mantenere lo status quo, senza aprire alla modernità virtuosa. Per me e per tutti gli amministratori e i cittadini toscani che credono nella differenziata spinta e nell’importanza di una politica ambientale innovativa, si tratta di una grande delusione. … Questo piano è come un abito di vecchio taglio.

Ecco, quello interprovinciale, è un piano nato vecchio, senza spinta propulsiva, senza il coinvolgimento e la formazione dei cittadini. Un piano solo impiantistico, fatto su previsioni tecnicamente discutibili, senza cuore, senza coraggio, destinato solo ad essere l’ennesima falsa vetrina preelettorale. Una maniera vecchia ed obsoleta di pensare e programmare, che NON guarda al futuro che NON ha una “vision” se non quella tecnicistica e salvifica dagli impianti. Aldilà delle parole quella dell’incenerimento è una volontà politica evidente in questo piano che premia lo status quo, l’arroccamento di chi vive su posizioni di rendita e parassitarie ed accetta come normali i conflitti di interesse di chi siede contemporaneamente nei consigli di amministrazione di SEI e di Scarlino Energia, cioè di chi dovrebbe assicurare la Raccolta Differenziata e di chi guadagna bruciando l’indifferenziato. Un conflitto palese, ma che evidentemente a questi amministratori NON interessa. Ben altro ci saremmo aspettati e ci sarebbe voluto. Ma pretendere innovazione, modernità e interesse per il futuro da questi amministratori e dei loro padrini della regione, NON è possible e questo piano ce lo conferma. Pensiamo che tutti quelli che hanno veramene a cuore una diversa gestione dei rifiuti, del riciclo, della materia e del benessere delle future generazioni dovranno mettersi intorno ad un tavolo e programmare, NON le obiezioni od osservazioni a questo piano, che sarebbero solo rattoppi non sostanziali, ma un nuovo piano, riscriverlo ex novo su basi diverse ed innovative, e col faro a cui bisogna tendere: Rifiuti Zero.

Le scatole cinesi

4 novembre 2013 at 18:12

gestione-recupero-e-smaltimento-rifiuti-speciali-1

GESTIONE RIFIUTI

PD: AVANTI TUTTA CON IL GIOCO DELLE SCATOLE CINESI E DELLE PERSONE GIUSTE COLLOCATE NEI POSTI DI COMANDO!!

Con la creazione di SEI Toscana, del gestore unico integrato dei rifiuti per le province di Grosseto, Siena e Arezzo, il PD ha applicato come storicamente fa da sempre il suo metodo di intrecciare affari con la politica, dal quale trae il consenso elettorale. Il neonato progetto Sei Toscana vede come soci Gestori AISA, CASENTINO SERVIZI, COSECA, CSA, CSAI E SIENA AMBIENTE, ciascuno dei quali vi partecipa con quote variabili- la quota maggioritaria è di Siena Ambiente. A fianco di questi soggetti a partecipazione pubblica vi sono una serie di soggetti industriali privati che completano l’area vasta ATO TOSCANA SUD”. Tra questi soggetti industriali figurano la ECOLAT, COOPLAT, CRCM, REVET, STA, UNIECO E LA CASTELNUOVESE. Tutti questi soggetti, sia i soci gestori che i soci industriali, sono tutti o quasi collegati tra di loro, direttamente tramite quote di proprietà o indirettamente attraverso cariche societarie: taluni personaggi difatti li troviamo presenti in più società con incarichi diversi. Tra i più gettonati ci sono Giuseppe Pinto che troviamo nel consiglio di amministrazione della SEI TOSCANA, come amministratore delegato della ECOLAT e vicepresidente della SCARLINO ENERGIA ( tra i cui proprietari figurano la STA e SIENA AMBIENTE ); Fabrizio Frizzi è presidente sia di COOPLAT che di ECOLAT; Fabrizio Vigni invece lo troviamo come presidente di SEI Toscana, presidente di SIENA AMBIENTE e nuovamente nel consiglio di amministrazione della SCARLINO ENERGIA; Marco Buzzichelli presente nel consiglio di amministrazione di SCARLINO ENERGIA e di Futura SPA che è gestore dell’impianto delle Strillaie che produce il combustibile da rifiuti destinato all’impianto di Scarlino.

Ed ecco il collegamento con la politica: Fabrizio Vigni, che abbiamo visto avere ben tre cariche all’interno di SEI Toscana, è esponente di rilievo del Partito Democratico ed in particolare è presidente nazionale degli Ecologisti Democratici nonché deputato nella XII, XIII e XIV legislatura.

La domanda sorge spontanea, come fa un inceneritorista – ricordiamo che Vigni è nel CDA di Scarlino Energia, proprietaria dell’inceneritore di Scarlino che ha causato emissioni di diossina oltre i limiti da marzo a maggio 2013 – ad essere anche ecologista?

Ma continuiamo…

Altro personaggio di spicco della politica toscana è Moreno Periccioli esponente PD, ex assessore all’ambiente della Regione Toscana nonché presente nel consiglio di amministrazione della Banca Antonveneta controllata dalla Banca Monte dei Paschi di Siena SPA proprietaria della SCARLINO ENERGIA, di cui naturalmente Periccioli ne è il presidente!

Questi intrecci tra affari e politica, tra società presenti con varie quote di partecipazione in quasi tutte le altre società di cui fanno parte esponenti del PD, fanno si che SEI Toscana sia da considerare un unico soggetto politicamente controllato.

Niente di male se il fine ultimo fosse una gestione corretta dei rifiuti come indicano le normative europee, ma andando a vedere l’impiantistica in dotazione del soggetto rileviamo che ci sono all’attivo ben tre inceneritori uno per ogni provincia senza contare l’impianto delle Strillaie, che produce CDR e al quale, l’attuale e precedente classe politica del PD-L locale ha costretto i comuni maremmani a conferire quote elevate di rifiuti indifferenziati per 27 anni ancora. Questo fa presumere che la raccolta differenziata spinta non rientri nelle loro priorità, poiché è statisticamente provato che dove c’è la presenza di un inceneritore la differenziata non riesce a decollare attestandosi su percentuali del 40/45%, ben lontano dalle virtuose percentuali di molte realtà italiane e lontane anche dal 65% prevista dal nuovo piano regionale dei rifiuti da raggiungere entro il 2020, traguardo peraltro che doveva essere già raggiunto nel 2012 secondo i dettami europei – ancora una volta disattesi.

Una politica quindi non centrata nella riduzione dei rifiuti alla fonte né nella valorizzazione dei materiali recuperati da una raccolta differenziata domiciliare. I finanziamenti pubblici (CIP6 pagati con le nostre bollette) fanno ancora gola a molti. Difatti basta verificare le quote di partecipazione a SEI Toscana dei soggetti industriali la cui attività prevalente è legata alla raccolta differenziata, un esempio? La REVET con una quota ridicola del 0,33%!

QUINDI CITTADINI, DIFFIDATE DEI RAPPRESENTATI DEL CENTRO SINISTRA – SPECIALMENTE IN CAMPAGNA ELETTORALE – QUANDO SOSTENGONO DI ESSERE CONTRARI ALL’INCENERITORE DI SCARLINO E RICORDATEVI DI QUESTE INFORMAZIONI CHE VI ABBIAMO FORNITO.

Sia Leonardo Marras che Eleonora Baldi, rispettivamente  Presidente della Provincia e Sindaco di Follonica,  nelle elezioni amministrative 2009 avevano posizioni anti inceneritoriste, ma l’uno ha concesso tutte le possibili autorizzazioni alla Scarlino Energia, l’altra non ha esteso il porta a porta a tutta la città – pur avendone la possibilità – né adottato le buone pratiche per la riduzione dei rifiuti.

 

Un altro aspetto sul quale il MoVimento vuole accendere i riflettori e richiamare l’attenzione soprattutto dei sindacati e’ quello occupazionale, spetta garantire il diritto al lavoro nonché tutelare i diritti acquisiti dei dipendenti delle società che sono confluite nel SEI Toscana . Nel caso specifico ci riferiamo ai dipendenti del COSECA SPA, non vorremmo, come spesso accade che nel giochino delle fusioni a rimetterci siano sempre e solo i lavoratori salvando invece coloro che occupano i posti di comando.

Ribadiamo che siamo contrari a questo metodo monopolista del PD nella gestione di servizi pubblici come quello dei rifiuti, un sistema questo in cui la totale ingerenza politica del PD non permette di aprire a nuove tecnologie e soluzioni come la strategia RIFIUTI ZERO, impedendo altresì un’ampia ricaduta occupazionale, per di più inquinando il territorio.

Continueremo ad impegnarci per dare alla cittadinanza più informazione e consapevolezza affinché si liberi dal ricatto occupazionale e dalle varie cambiali politiche, ultime armi che sono rimaste al PD per strappare ancora qualche consenso elettorale.

CITTADINI E LAVORATORI AVVELENATI IN SORDINA…E LE ISTITUZIONI?

21 giugno 2013 at 20:27

Dopo le gravissime ed allarmanti conferme dell’ARPAT di Grosseto, sui continui sforamenti dei livelli di diossina nei mesi precedenti da parte dell’inceneritore di Scarlino, il MoVimento 5 Stelle di Follonica, Scarlino e Gavorrano rilevano come i “controlli” e gli “autocontrolli”, di cui tanto si fanno forti le istituzioni preposte alla tutela della salute pubblica (Comuni, Provincia e Asl) per avvalorare l’utilità dell’Inceneritore di Scarlino, risultano del tutto inefficaci a difendere l’ambiente e la nostra Salute.


Ribadiamo che è stato solo per un “controllo a sorpresa” dell’Arpat di Massa Carrara che si è potuto accertare lo sforamento del 15 maggio, nonché dei precedenti, e NON grazie agli “autocontrolli” della Scarlino Energia come ha dichiarato la provincia.  

Visto che altri sforamenti sono avvenuti anche nei mesi precedenti, perché la Scarlino Energia NON ha provveduto a renderli pubblici e a fermare l’impianto?!

Ribadiamo che quel Tumorificio di Scarlino DEVE CHIUDERE DEFINITIVAMENTE e non siamo disposti a cedere al ricatto occupazionale che in tali circostanze viene ostentato non solo dalla Scarlino Energia ma anche dai Sindacati che di certo, in questo modo, non tutelano i lavoratori.

Vogliamo avviare una seria alternativa all’incenerimento dei rifiuti dando inizio al percorso RIFIUTI ZERO, con la raccolta differenziata porta a porta, la creazione di un distretto del riciclo, che contempli anche un centro ricerca, che permetterebbe di dare una risposta occupazionale di gran lunga superiore a quella dell’impianto inquinante della Scarlino Energia, garantendo così il diritto alla salute e alla sicurezza non solo ai cittadini, ma anche ai lavoratori di tutta la zona industriale del Casone e della Botte.

Auspichiamo che vengano accertate le responsabilità nelle sedi penali, amministrative e civili di tutte le autorità che hanno permesso l’apertura ed il (mal)funzionamento dell’Inceneritore e della stessa Scarlino Energia.

Alla luce di questa triste e avvelenata vicenda il MoVimento 5 Stelle di Follonica, Scarlino e Gavorrano chiedono con forza le dimissioni del Sindaco di Scarlino quale sede d’impianto, del Presidente e dell’Assessore all’Ambiente della Provincia di Grosseto per l’omertà, l’inefficienza e l’incompetenza dimostrata nella gestione della vicenda, mettendo a rischio la salute di centinaia di persone, l’occupazione nel settore agricolo e turistico e avvelenando il territorio.

Al Sindaco di Follonica chiediamo di impegnarsi non solo nei ricorsi, ma soprattutto di far prevalere il principio della tutela della salute pubblica senza sottomettersi alle posizioni PD sostenute dal segretario provinciale, che ha nella propria Giunta e dal “Potere Centrale” (Rossi-Bramerini) della Regione Toscana che, anacronisticamente, contro ogni buonsenso e contro le norme europee, vuole chiudere il piano dei rifiuti regionale con gli inceneritori.

Inceneritori in Toscana

Visualizza Inceneritori in Toscana in una mappa di dimensioni maggiori

IL MOVIMENTO 5 STELLE VUOLE VEDERCI CHIARO

28 maggio 2013 at 19:55

diossina

Il Movimento 5 stelle di Follonica, Scarlino e Gavorrano prende atto del provvedimento della Provincia di Grosseto con cui si diffida Scarlino Energia a NON ravviare le tre linee dell’impianto se non dopo il rilascio di un nulla osta, e richiede chiarimenti ai Sindaci delle amministrazioni interessate in merito allo sforamento dei livelli di diossina dell’inceneritore di Scarlino.
Il Movimento sottolinea come la notizia dello sforamento sia stata resa pubblica dalla Provincia e dalla Scarlino Energia solo tre giorni dopo il fermo dell’impianto e si chiede se i Sindaci siano stati avvertiti tempestivamente.
In caso fossero stati informati ci chiediamo perché i sindaci e le autorità sanitarie competenti non abbiano provveduto, secondo criteri di precauzione e di tutela della salute pubblica, ad avvertire la popolazione di astenersi dal consumare frutta e verdura provenienti dalle zone limitrofe all’impianto?
Il Movimento, considerato che non risultano obbligatori i controlli in continuo della diossina, considera gravissimo per la salute dei cittadini che in uno dei pochissimi controlli annuali obbligatori, si sia rilevato uno sforamento, e si chiede quanti altri ce ne possano essere stati tra una verifica obbligatoria e l’altra. A volte basta cercare per trovare, e questo sforamento ci sembra tutt’altro che un’anomalia, come si vorrebbe far credere.
Si auspica anche un intervento autonomo della Magistratura per fare chiarezza sull’accaduto.

CIP6: anche il comune aderisce alla nostra iniziativa

17 marzo 2010 at 23:09
Sabato 13 marzo 2010 sono state consegnate, direttamente al presidente dell’Associazione Diritto al Futuro, Rossano Ercolini, le prime adesioni dei cittadini di Follonica, raccolte dal MoVimento Follonica 5 Stelle al Casello Idraulico di via Roma  nella giornata del 6 marzo, per chiedere il rimborso della parte CIP6 indebitamente pagata al Gestore Servizi Elettrici.
Nel segno della trasparenza, gli aderenti all’iniziativa possono prendere visione della ricevuta del pagamento cumulativo delle quote versate all’Associazione.
I nostri sforzi di propagandare l’iniziativa della richiesta di rimborso sono stati premiati anche dal risultato ottenuto in Consiglio Comunale il 10 u.s., quando la mozione che riguardava i CIP6, cioè la possibilità di aderire all’iniziativa da noi messa in atto da parte dell’ Amministrazione Comunale, è stata votata all’unanimità da tutto al consiglio comunale.
Come dice il nostro motto “è importante che passino le idee”

QUELLO DI FOLLONICA E’ IL PRIMO COMUNE  IN ITALIA CHE ADERISCE ALL’ INIZIATIVA ED AVRA’ L’EFFETTO DI APRIRE LA STRADA AD ALTRI COMUNI.

vai al video

GrillidiFollonica !! MISSIONE COMPIUTA

DAL GOVERNO ANCORA RINVII PER LE RINNOVABILI

24 febbraio 2010 at 21:25

Vi segnaliamo dal sito Terranauta.it un interessantissimo servizio di Andrea Boretti

Il Senato ha spostato ulteriormente la data di partenza per l’obbligo di integrazione delle energie rinnovabili negli edifici di nuova costruzione causando il disappunto e lo stupore di associazioni ecologiste e aziende del settore.

Energie rinnovabiliNella Finanziaria 2008 si introduceva a partire dal 1 Gennaio 2009 l’obbligo di integrazione delle energie rinnovabili nella costruzione di nuovi edifici.

Nella Finanziaria 2008 si introduceva a partire dal 1 Gennaio 2009 l’obbligo di integrazione delle energie rinnovabili nella costruzione di nuovi edifici. Questa è una delle numerose cose positive e sconosciute che il breve governo Prodi pur nella sua confusione era riuscito a partorire.

Poi, sappiamo come sono andate le cose, ci sono state le elezioni e il nuovo governo di centro-destra aveva spostato al 1 Gennaio 2010 l’entrata in vigore di questa legge.

Ora il 2010 è arrivato, e ancora una volta la legge viene posticipata. Nella seduta del Senato del 11 Febbraio 2010, infatti, all’interno del maxi-emendamento cosiddetto “Milleproroghe” è stata inserita una ulteriore proproga che fa slittare l’obbligo di integrazione delle rinnovabili ulteriormente avanti al 1 Gennaio 2011.

La sensazione, ma i segnali ci sono tutti, è quella che delle energie rinnovabili questo governo non ne voglia proprio sapere; si ritrova lì un emendamento che di certo non può cancellare perchè sarebbe impopolare, e allora si limita a spostarlo e rispostarlo.

La misura è sembrata colma al Comitato di Indirizzo della associazioni ambientaliste e del settore industriale delle energie rinnovabili che ieri hanno voluto scrivere al Presidente della Camera Gianfranco Fini – forse la personalità politica che finora si è dimostrata più sensibile a queste tematiche – e a tutti i deputati della Camera stessa, chiedendo che non venga ulteriormente rinviato l’obbligo di cui abbiamo appena parlato.

GovernoNella seduta del Senato del 11 Febbraio 2010 è stata inserita una ulteriore proproga che fa slittare l’obbligo di integrazione delle rinnovabili al 1 Gennaio 2011.
Il Comitato, del quale fanno parte diverse realtà, tra le quali Greepeace Italia, Kyoto Club, Legambiente e il WWF, accompagnano ovviamente questa loro richiesta con motivazioni valide e condivisibili. Prorogare ulteriormente questo provvedimento vorrebbe avrebbe delle conseguenze di carattere economico politico che ricadrebbero sull’Italia sia a livello Europeo che più direttamente a livello italiano.

La proroga, infatti, significherebbe rischiare di non mantenere gli impegni presi a livello di Unione Europea stabiliti nel pacchetto Energia-Clima, per cui il 17% dei consumi finali di energia dovranno al 2020 essere coperti da fonti rinnovabili e ricadere quindi nelle sanzioni conseguenti a questo comportamento.

Ma non solo, la proroga significherebbe una nuova battuta d’arresto per un settore in grande espansione che ovviamente rappresenta il futuro e che entro il 2020 si prevede dovrebbe creare 250.000 nuovi posti di lavoro (diretti e indiretti) e un incremento del PIL superiore all’1,5%.

Chi ci legge con frequenza sa che “sostenibilità” e “PIL” sono due termini che normalmente tendiamo a criticare, ma sono anche i termini che questa politica capisce e in base alla valutazione dei quali potrebbe muoversi e prendere decisioni di buon senso.

Così qui, nel promuovere l’appello del Comitato di Indirizzo, ribadiamo le loro motivazioni che si appellano a questi due termini che noi vogliamo intendere come leva attraverso la quale far comprendere che non è solo per i problemi climatici e ambientali che affliggono il Bel Paese che questa ennesima proroga è insensata, ma anche perchè banalmente e concretamente è economicamente controproducente.

Romano Prodi

Vi proponiamo ora l’Articolo della Finanziaria 2008 del Governo Prodi che introduceva l’obbligo delle rinnovabili nelle nuove costruzioni.

Articolo 1, comma 289 della Finanziaria 2008
289. All’articolo 4 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni, il comma 1-bis è sostituito dal seguente:

«1-bis. A decorrere dal 1 gennaio 2009, nel regolamento di cui al comma 1, ai fini del rilascio del permesso di costruire, deve essere prevista, per gli edifici di nuova costruzione, l’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in modo tale da garantire una produzione energetica non inferiore a 1 kW per ciascuna unità abitativa, compatibilmente con la realizzabilità tecnica dell’intervento. Per i fabbricati industriali, di estensione superficiale non inferiore a 100 metri quadrati, la produzione energetica minima è di 5 kW”.

RIMBORSO BOLLETTE: Sabato 20 Febbraio, partecipa anche tu !

18 febbraio 2010 at 21:52

RIMBORSO BOLLETTE ENEL, SI PUO’ FARE !

I Movimenti a 5 Stelle di Grosseto e Follonica uniti contro il Cip6 e l’incenerimento dei rifiuti. L’evento è organizzato per diffondere le informazioni riguardanti l’ ingiusta tassa del Cip 6, la prassi per chiederne la restituzione e sensibilizzare la cittadinanza nei confronti delle tematiche ambientali implicate nell’incenerimento.

L’evento è stato intitolato “CIP6 .. o ci fai?” e avrà luogo all’inizio del Corso Carducci  di, fronte a Calzedonia a Grosseto ed al Casello Idraulico di via Roma a Follonica, sabato 20 Febbraio 2010 dalle ore 10:30 alle ore 20:00.

Il CIP6 è una delibera del Comitato Interministeriale Prezzi risalente al 1992, con cui sono stabiliti prezzi incentivati per l’energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e “assimilate”. In quella delibera tra le assimilate sono stati inseriti i Rifiuti.

Siamo l’unico paese europeo che incentiva con fondi statali l’energia elettrica prodotta dagli inceneritori a scapito di quelle veramente rinnovabili (come l’eolico o il fotovoltaico)

Nel 2001 la Commissione Europea (dir.europea 2001/77/CE) stabilisce che “la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile “, quindi gli inceneritori non possono essere considerati fonti rinnovabili di energia e l’Italia viene condannata per aver utilizzato impropriamente il Cip 6.

Nonostante questo lo stato italiano ha lasciato che questi contributi continuassero a impinguare le casse delle società che gestiscono gli impianti di incenerimento di rifiuti, che, pur di aumentare i loro utili, continuano a bruciare plastica, carta e legno. I nostri soldi sarebbero dovuti andare a finanziare e sviluppare le vere energie rinnovabili

, creando posti di lavoro sani, sviluppo tecnologico, benessere per tutti, senza depredare le risorse in esaurimento.

L’Associazione Diritto al Futuro nasce con lo scopo di impugnare la sentenza della Commissione Europea  e portare avanti una vertenza a livello nazionale per far restituire il 7% dell’ammontare delle bollette, ingiustamente tolto dal 2001 ad oggi.

I Movimenti di Grosseto e Follonica intendono diffondere questa iniziativa e raccogliere le adesioni a questa causa: NON INCENTIVIAMO I TUMORI, NON INCENERIAMO IL FUTURO.

Chiunque sia intenzionato a partecipare a questa iniziativa, è pregato di munirsi di

1. fotocopia del documento di identità dell’intestatario del contratto col fornitore di energia elettrica,

2. fotocopia del frontespizio di una bolletta

3. 10€ (privati), 20€ (aziende) per l’iscrizione all’Associazione Diritto Al Futuro

Difendi un tuo diritto: OGNI DIRITTO NON ESERCITATO E’ UN DIRITTO PERSO

Elettricità: con le ispezioni 91 milioni di euro da restituire in bolletta

15 febbraio 2010 at 7:07

SABATO 20 FEBBRAIO

FOLLONICA, VIA ROMA PRESSO EX CASELLO IDRAULICO

CAMPAGNA DI ADESIONE PER LE RICHIESTE DI RIMBORSO

Elettricità: con le ispezioni 91 milioni di euro da restituire in bolletta

Il bilancio delle verifiche dell’Autorità sugli incentivi Cip 6 alle fonti rinnovabili e assimilate

Milano, 02 gennaio 2008

91 milioni di euro di incentivi indebitamente percepiti da restituire nelle bollette dei consumatori. E’ questo il risultato dei controlli che l’Autorità per l’energia elettrica e il gas ha effettuato nel biennio 2006-2007 sugli operatori attivi nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e assimilate. Dei 91 milioni di euro, 27 sono stati già restituiti, per gli altri sono in corso le operazioni di recupero. Le violazioni accertate sono il frutto delle quasi 100 ispezioni effettuate dall’Autorità, in collaborazione con la Cassa conguaglio per il settore elettrico (CCSE), sugli impianti che usufruiscono degli incentivi “Cip 6” per la produzione da fonti rinnovabili, assimilate e da cogenerazione. Il programma di ispezioni proseguirà per tutto il 2008 e prevede di arrivare ad un totale di circa 150 verifiche.

Sul totale dei 91 milioni di euro, 59 circa sono relativi ad importi indebitamente percepiti da impianti “assimilati” e 32 relativi all’obbligo di acquisto dei ‘certificati verdi’, per impianti che non rispettavano le norme della cogenerazione.

Nel dettaglio, gli accertamenti finora conclusi hanno coinvolto 97 impianti, per una potenza installata complessiva di circa 6,900 MW, di cui il 54% circa costituita da produzione da fonti assimilate. Questa attività ha consentito di incassare subito, con conseguente alleggerimento del Conto per nuovi impianti da fonti rinnovabili e assimilate (componente A3 della bolletta), circa 27 milioni di euro, relativi ad incentivazioni indebitamente percepite da impianti “assimilati” nell’ambito del provvedimento Cip n. 6/92. I recuperi sono destinati a produrre effetti anche con riferimento alle produzioni dei prossimi anni, contribuendo a ridurre per il futuro il fabbisogno del conto A3.
Oltre ai recuperi amministrativi, la campagna di ispezioni ha innescato un circolo virtuoso, spingendo gli operatori a svolgere verifiche interne ed a rispettare le norme.

Il provvedimento Cip 6 e le ispezioni dell’Autorità

Il provvedimento Cip n. 6/92 continua a rappresentare il più rilevante sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili e cosiddette assimilate, sia in termini di quantità di energia ritirata dalla rete pubblica (50 TWh, di cui circa l’80% prodotta da impianti alimentati da fonti assimilate alle rinnovabili, che includono i combustibili fossili commerciali), sia in termini di oneri posti a carico del sistema pubblico. Detti oneri ammontano infatti a circa 3.600 milioni di euro all’anno e costituiscono il più rilevante dei cosiddetti oneri generali del sistema elettrico (oneri parafiscali), posti a carico dei clienti finali del servizio elettrico attraverso la componente A3 della tariffa elettrica, che incide per circa l’8% della tariffa media nazionale prima delle imposte. Il provvedimento Cip n. 6/92 esaurirà i suoi effetti solo nel 2020, con un onere complessivo previsto tra 20 e 25 miliardi di euro.

In considerazione della rilevanza economica degli oneri posti a carico del sistema elettrico dal provvedimento Cip 6, l’Autorità, sin dal 2004, ha deciso di intensificare ed estendere le verifiche ed i sopralluoghi sugli impianti di produzione incentivati, avvalendosi della Cassa conguaglio per il settore elettrico. La CCSE ha quindi costituito un Comitato di esperti che ha emanato un Regolamento per l’effettuazione delle verifiche e dei sopralluoghi ed ha proceduto alla selezione, tramite bandi, di un pool di esperti verificatori provenienti dal mondo universitario e dall’industria.

Il programma di verifiche ispettive sugli impianti di produzione incentivati, per accertare la sussistenza dei presupposti secondo i quali gli impianti hanno usufruito di incentivazioni, prevedeva un obiettivo triennale di 150 impianti da verificare, tramite sopralluogo, di cui la terza annualità (2008), recentemente approvata dal Comitato di gestione della CCSE, riguarderà 50 impianti per oltre 3.200 MW.

NOTA

Le fonti rinnovabili. Secondo il Cip 6, sono considerati impianti alimentati da fonti rinnovabili quelli utilizzano il sole, il vento, l’acqua, le risorse geotermiche, le maree, il moto ondoso e la trasformazione dei rifiuti organici e inorganici o di biomasse;

Le fonti energetiche ‘assimilate’ sono risorse di origine fossile; il Cip 6 comprende gli impianti di cogenerazione, gli impianti che utilizzano calore di recupero, fumi di scarico e gli impianti che utilizzano gli scarti residui di lavorazione e/o di processi e quelli che utilizzano fonti fossili prodotte esclusivamente da giacimenti minori. L’80,5% dell’energia elettrica Cip 6 è prodotta da fonti assimilate.