SCARLINO ENERGIA CONTINUA A TRAVISARE

inceneritoreNel giro di pochi giorni la proprietà dell’inceneritore di Scarlino torna a ripetere che il solito ferro vecchio abbia avuto il benestare anche del Governo oltre che della Regione. È chiaro l’intento di Scarlino Energia di infiltrare dissidi all’interno di coloro che si oppongono alla riapertura dell’impianto e di divulgare notizie infondate senza alcun riscontro documentato in merito all’avallo governativo sulla riapertura dell’ impianto.
Solo con il M5S al Governo del paese si può sperare di avere una corretta politica di gestione dei rifiuti che vada nella direzione della riduzione degli stessi, della raccolta differenziata e verso una progressiva dismissione degli inceneritori e delle discariche. A tutti gli altri “finti oppositori” e “aperti sostenitori” consigliamo di tacere visto i risultati ultra decennali di una malagestione in materia.




Mozione su INCENERITORE DI SCARLINO in Regione

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Il Gruppo Consiliare Regionale Movimento 5 Stelle ha presentato una mozione al fine di impegnare il Presidente e la Giunta Regionale a decidere sulla riapertura dell’inceneritore di Scarlino non prima della definitiva sentenza del Consiglio di Stato sulla procedura di VIA inerente l’impianto e ad esprimere la propria contrarietà.
In tutti i modi il Presidente Rossi ha cercato di escludere il dibattito politico da una decisione scellerata che ricade su intero territorio e mette ulteriormente a rischio la salute di migliaia di persone.



CASSONETTI INTELLIGENTI? …ANCHE NO!

tecno-sei-3-1024x577La scelta della Giunta Benini di istallare i cassonetti intelligenti per la raccolta differenziata prevista e in alcune zone già avviata, come nel rione Salciaina, è sbagliata perché fa fare un passo indietro nella raccolta dei rifiuti in quanto non permetterà una migliore differenziazione né una riduzione degli stessi. Il sistema dei cosiddetti cassonetti intelligenti di intelligente hanno ben poco se non un’apertura automatica attraverso un’apposita tessera elettronica. Un sistema questo che comporta un enorme investimento iniziale, dei costi di manutenzione notevoli e con l’aggravio che non consentiranno il calcolo di una tariffa puntuale premiante per quei cittadini che faranno correttamente la raccolta differenziata e soprattutto l’impossibilità di un controllo sul corretto conferimento dei rifiuti vanificando di fatto una raccolta differenziata di qualità. Perché questo cambio di direzione dell’Amministrazione Benini? Perché deviare dalla raccolta porta a porta, unico sistema attualmente valido per garantire una buona raccolta differenziata? Per il Movimento 5 Stelle risulta indispensabile non abbandonare il porta a porta a favore dei cassonetti intelligenti proprio ora che la Regione ha deciso di riavviare l’Inceneritore di Scarlino. Anzi occorre invece migliorare il sistema porta a porta con i tags (etichetta elettronica) capaci di individuare non solo l’utente ma anche il numero dei conferimenti e la pesatura degli stessi al fine di calcolare una tariffa premiante; mentre in zone e rioni con particolari esigenze e peculiarità occorrerebbe prevedere delle piccole isole ecologiche presidiate. Infelice inoltre è risultata la scelta del periodo in cui avviare questo nuovo sistema, in piena stagione estiva creando disagi e accumuli di rifiuti nei pressi dei cassonetti. Alcuni Comuni che hanno optato per i cassonetti intelligenti sono dovuti ritornare al porta a porta poiché hanno visto nel medio periodo ridursi drasticamente la percentuale di raccolta differenziata. Questo sistema “intelligente” rispecchia l’incapacità della Giunta Benini e di Sei Toscana di gestire correttamente il ciclo dei rifiuti, un sistema fallace sia nella raccolta che nell’impiantistica di trattamento. Per questi motivi ma soprattutto per il mancato obiettivo di raggiungere il 70% di raccolta differenziata da estendere a tutta la città entro il 2015, come previsto nel programma elettorale della coalizione di maggioranza, chiediamo le dimissioni dell’Assessore all’Ambiente, in quanto inerme e del tutto impossibilitato a incidere verso una gestione corretta dei rifiuti in quanto esponente del Partito Democratico che gestisce con le proprie multiutility la gestione dei rifiuti e dell’inceneritore a spese della salute e dei soldi dei cittadini.




M5S e lo stato di salute dei cittadini di Follonica e Scarlino

In dastop-inceneritoreta 19 aprile 2018 presso la Sala Consiliare del Comune di Follonica si è svolta un’importante commissione consiliare indetta dall’Amministrazione Benini sul tema della tutela della salute dei cittadini follonichesi. Una commissione nella quale i relatori, dr. Maurizio Spagnesi e il dr. Paolo Piacentini, hanno illustrato le conclusioni e i dati essenziali di uno studio dell’ASL descrittivo sullo stato di salute dei cittadini di Follonica e Scarlino.

Purtroppo lo studio evidenzia e conferma quello che ormai è la pura realtà da decenni. Per alcune patologie si riscontrano degli eccessi di casi sia rispetto alla provincia di Grosseto che alla Regione Toscana. Patologie che, riguardano ad esempio la cardiopatia ischemica, il tumore al colon-retto e alla vescica così come il tumore al sistema emolinfopoietico e la patologia tumorale della cute, destano molta preoccupazione tra la comunità cittadina che è intervenuta numerosa alla commissione ponendo domande puntuali e circostanziate testimoniando non solo molta sensibilità e preoccupazione, ma soprattutto rilevando la necessità di confrontarsi direttamente con coloro che decidono le sorti della salute dei cittadini, tecnici e politici. Un documento, secondo il Movimento 5 Stelle in alcuni passaggi importante, che la politica non può non considerare in termini di prevenzione e riduzione dei rischi. Inevitabile che i presenti abbiano associato immediatamente con allarme, tali risultati ad una eventuale ennesima riapertura dell’impianto di incenerimento di Scarlino. Una riapertura che contribuirebbe inevitabilmente a sottoporre la popolazione locale ad un ulteriore fattore di inquinamento in un contesto di salute pubblica già a rischio.

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Il Movimento 5 Stelle da anni denuncia che l’inceneritore di Scarlino è una questione tutta politica interna al Partito Democratico che è collegato alla gestione dell’impianto di Scarlino. Impianti che ha ricevuto negli anni, senza alcun problema, tutte le autorizzazioni possibili prima da Scheggi, poi Marras e adesso da Rossi – esponenti PD – nonostante la forte e puntuale opposizione della cittadinanza ed i ricorsi del Comitato del No all’Inceneritore di Scarlino e del Comune di Follonica sempre a guida PD.

Movimento 5 stelle di Follonica ha sempre fornito e diffuso informazioni –presenti su www.follonica5stelle.it sulla corretta gestione dei rifiuti, sulla differenziata porta a porta, del riuso e riciclo. Il Movimento 5 Stelle attraverso incontri pubblici con personaggi di spicco nazionale e internazionale quali Paul Connet e Paolo Rabitti, rassegne stampa, proposte di legge, mozioni e interrogazioni al sindaco, in regione e in parlamento ha cercato di attirare l’opinione pubblica sulle alternative alle discariche, agli inceneritori. Il Movimento 5 Stelle di Follonica, alla luce di questo studio, chiede a tutte le istituzioni di ordine e grado di lavorare sulla prevenzione, quindi di istituire il Registro Tumori, che siano eseguite delle serie bonifiche della Piana di Scarlino, di avere controlli più efficaci sugli impianti industriali esistenti e ci aspettiamo che la Regione non rilasci l’ennesima autorizzazione alla riapertura dell’inceneritore di Scarlino scongiurando un ulteriore attacco allo stato di salute dei cittadini. Sicuramente non accetteremo che la Regione si faccia nuovamente gioco dei cittadini nella conferenza del 03/05/2018 con decisioni già prese. Non accetteremo inoltre che la riapertura dell’inceneritore di Scarlino si intenda alternativa a quello di Firenze ormai e fortunatamente accantonato.




INCENERITORE DI SCARLINO... DI NUOVO AL VIA

no-inceneritori-768x768Nonostante oramai certo e certificato che gli inceneritori sono una fabbrica di tumori, il PD ottusamente continua ad insistere su quel ferro vecchio quale è l’impianto di Scarlino, mettendo gravemente a rischio la salute dei cittadini.

Dalla recentissima Indagine sulla salute dei residenti nel comune di Pisa, condotta dall’Istituto di Fisiologia clinica del CNR, è stato accertato l’aumento della mortalità da tumori per l’esposizione all’inceneritore di Ospedaletto. L’inceneritore di Ospedaletto, gestito da Geofor Spa, è di PROPRIETA’ PUBBLICA (http://www.geofor.it/index.php?id=136&tx_ttnews%5Btt_news%5D=235&cHash=1b8731f6079c2b6d95b1d6b0fa4f1f6d).

La difesa ed il diritto alla salute non sono tutelati dal PD: alla nuova richiesta di autorizzazione alla riapertura dell’impianto di Scarlino Energia, ostinatamente voluto e gestito dal Partito Democratico, la Regione Toscana sembra sia prontissima a dare parere favorevole, nonostante anni di contenzioso, puntualmente perso innanzi a TAR e Consiglio di Stato, tra fermate e ripartenze con accertati sforamenti delle emissioni oltre i limiti di legge a danno quindi della nostra salute.

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In precedenza le autorizzazioni ad incenerire i rifiuti erano arrivate dall’ex-presidente della Provincia di Grosseto Leonardo Marras, attualmente capo gruppo consiliare PD in Regione e contemporaneamente candidato al Parlamento. Lo stesso Marras che, durante la campagna elettorale 2009, parlava di ambiente e sottoscriveva impegni al Comitato del No all’inceneritore di Scarlino. La stessa persona che ora promette di trasformare il nostro territorio in un distretto del cibo con agricoltura biologica e di qualità, quando per anni ha consentito di far avvelenare il suolo, le falde idriche e l’aria anche grazie ad una politica alquanto superficiale sul fronte dei controlli.

Il PD continuando ad essere fervente sostenitore dell’incenerimento dei rifiuti proibisce al nostro territorio di essere proiettato verso un futuro più sostenibile. Un territorio chiuso nella morsa di un tasso di disoccupazione che supera il 10% in cui invece una gestione virtuosa dei rifiuti potrebbe generare una ripresa occupazionale che a livello nazionale è stimabile in oltre 200.000 posti di lavoro rispetto alle poche centinaia offerte dagli inceneritori senza contare i rischi per la salute che ciò comporta.

Per il Movimento 5 Stelle, coerentemente con la politica che da sempre porta avanti nella gestione dei rifiuti, è necessario il raggiungimento di quegli obbiettivi già previsti dall’Europa, riduzione riuso e riciclo dei rifiuti. Il perseguimento di tali obbiettivi permettono la chiusura degli impianti d’incenerimento e il ricorso sempre meno necessario alle discariche. L’abolizione degli incentivi all’incenerimento, l’incremento della raccolta differenziata al 70% a livello nazionale in breve tempo, il trattamento del residuo 30%, in modo da ridurre ulteriormente la quantità dei rifiuti, e incrementare la ricerca su altri metodi di recupero sono le basi di una seria strategia per il rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini.

PARTECIPA. SCEGLI. CAMBIA.




IL SISTEMA PD STA IMPLODENDO

Rifiuti

Che la gestione dei rifiuti nelle province di Grosseto, Siena e Arezzo avesse delle forti anomalie e che fosse  strettamente  collegata alla sfera del Partito Democratico è fuori discussione. Già anni fa, quando il Movimento 5 Stelle di Follonica ricostruì la compagine societaria di Sei Toscana mise in evidenza l’intreccio politico-imprenditoriale attraverso un sistema di scatole cinesi (http://www.follonica5stelle.it/le-scatole-cinesi/ ) e di figure di partito collocate strategicamente nei consigli di amministrazione delle società appartenenti al gestore unico.

Un sistema di gestione rifiuti non tanto volto alle nuove tecnologie e strategie di trattamento, riduzione e riciclo degli stessi, ma un sistema vetusto volto esclusivamente a gravare sulle tasche dei cittadini grazie all’avallo e alla collaborazione dei sindaci compresi quelli che si sono avvicendati a Follonica.

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Un sistema che, nonostante stia implodendo, insiste a dare gli ultimi colpi di coda continuando a provocare danni permanenti alle comunità.

La mossa  di acquisizione di quote della Scarlino Energia da parte di Sei Toscana, potrebbe causare non poche ripercussioni negative come, ad esempio, la redistribuzione dei debiti della società su tutti i cittadini delle tre provincie servite dal Gestore Unico, oppure che lo stesso inceneritore di Scarlino possa essere riesumato come un impianto strategico all’interno del piano dei rifiuti. Obbiettivo, questo, che vogliamo ricordare essere stato anche di una parte dei rappresentanti del PD locale tra cui Leonardo Marras ex presidente della provincia, Barbara Pinzuti segretario provinciale PD e Cinzia Tacconi ex-assessore provinciale prima e candidata alle primarie poi, tra i maggiori fautori dell’incenerimento e dell’inceneritore di Scarlino come impianto pubblico.

E’ inaccettabile che l’Ato Toscana Sud e i sindaci non siano intervenuti per scongiurare l’acquisizione delle quote della Scarlino Energia, a maggior ragione ora che sia l’Ato che Sei Toscana sono sotto indagine della Procura di Firenze e dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.

Ora che i buoi sono scappati, tante amministrazioni PD presentano mozioni sulla vicenda rifiuti, per cercare di recuperare quella credibilità agli occhi dei cittadini ormai persa da anni. La fiducia verso la comunità va coltivata con il tempo e va tradotta nei fatti, fatti che il PD nei rifiuti come in altri punti ha sempre disatteso.

Raccolta differenziata porta a porta estesa solo ad un altro piccolo quartiere di Follonica dopo due anni dal mandato, quando nel suo programma, il sindaco Benini prometteva l’estensione della differenziata puntuale a tutta Follonica entro il 2015, tariffe sui rifiuti in aumento ed un servizio ancora più scadente di quello precedente. Senza dimenticare che dietro all’angolo c’è sempre lo spauracchio dell’inceneritore.

Auspichiamo che non siano i lavoratori ed i cittadini a dover pagare il prezzo più alto per il fallimento di questa strategia, volta ad una gestione clientelare, a dir poco opaca. Coop e MPS sono l’immagine plastica della folle gestione a targa Pd. I responsabili vanno cercati nella loro classe dirigente.




IL CAOS RIFIUTI

rifiutiNella 3^ commissione permanente del Comune di Follonica riunitasi Giovedì 7 Dicembre è stato illustrato quanto accaduto all’assemblea ATO: le gravi problematiche di gestione dell’ATO, le dimissioni di tutto il CDA del gestore unico Sei Toscana, l’acquisto di Sei Toscana delle quote di Scarlino Energia e l’eventuale commissariamento dello stesso gestore unico.

In merito al commissariamento si è verificata una spaccatura tra i Sindaci in Assemblea ATO tra chi era favorevole alla soluzione e chi invece si dichiarava contrario come l’Amministrazione Follonichese. Grave è stato il fatto che la richiesta di precisazioni inviata dall’ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione) all’ATO in merito al commissariamento è stata portata a conoscenza dei Sindaci soltanto in occasione dell’Assemblea e non fatta pervenire precedentemente.

Il M5S di Follonica, contrario all’ATO unico, auspica tale commissariamento, poiché è l’unica soluzione che garantisce trasparenza e imparzialità in questa delicata fase della vicenda rifiuti, considerato anche che Sei Toscana solo all’apparenza risulta privata, ma di fatto registra un intreccio di società e compartecipazioni pubblico/privato.

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Evidenziamo una preoccupante disorganizzazione e mala gestione dell’ATO, complici soprattutto la maggior parte dei sindaci, rappresentanti dei comuni membri, che negli anni si sono disinteressati all’attività decisionale dell’ATO, delegando il Direttore Generale Andrea Corti, attualmente agli arresti domiciliari. Ad aggravare lo scenario, è la decisione del governo regionale targato PD, che spinge per un unico ATO, (come per la Sanità) e favorevole all’incenerimento, nonché dell’acquisizione di quote societarie di Scarlino Energia da parte di Sei Toscana.

In questo modo i debiti della Scarlino Energia potrebbero essere spalmati sui cittadini da Sei Toscana con l’aumento delle tariffe della nettezza urbana e con il rischio veder riacceso l’inceneritore di Scarlino, che chiuderebbe il ciclo dei rifiuti, come sempre auspicato dalla Provincia di Grosseto di Marras, Tacconi Cinzia, Pinzuti Barbara & Co.

Il PD è stato capace di siglare il contratto capestro, per i cittadini, con le Strillaie, creare un Ato per le 3 province del sud della Toscana, risultato fallimentare, di indire un bando di gara che, come si evince dalle indagini della magistratura, avrebbe favorito Sei Toscana ed ora vuole proseguire nel fallimento imponendo ai comuni toscani un ATO unico regionale, togliendo qualsiasi potere decisionale agli amministratori locali e cittadini.

Il M5S di Follonica propone:

1) la gestione separata della raccolta dei rifiuti ed il loro trattamento/smaltimento;

2) creazione di aree omogenee di massimo 100.000 abitanti per la raccolta dei rifiuti, mediante l’istituzione di consorzi tra comuni;

3) rivedere il contratto con le Strillaie;

4) incentivare la creazione al livello locale di impianti per il riciclo e recupero delle materie prime seconde.

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Il Movimento 5 Stelle Follonica risponde al Giuntini.

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Il M5S Follonica legge con molta preoccupazione le dichiarazioni del sindaco di Massa Marittima, Marcello Giuntini, sul destino dell’Inceneritore di Scarlino.

Dichiarazioni che mettono insieme, in maniera per noi strumentale, la dovuta solidarietà ai lavoratori con l’appello, ai sindaci dell’Alta Maremma, per una modifica del piano di rifiuti provinciale mediante l’inserimento di Scarlino Energia e dei suoi debiti nel piano stesso.
Vorremmo ricordare al sindaco Giuntini alcune cose che forse non sa o fa finta di non sapere.

1) Il Consiglio Comunale di Follonica (come altri comuni del grossetano), alle ventilate ipotesi di acquisto da parte di SEI Toscana dell’inceneritore (nota ATO 6 del 24 Luglio 2014), ha approvato all’unanimità una mozione che va nella direzione opposta, impegnando l’amministrazione “di  farsi promotrice di una lettera ai Sindaci presenti nell’ATO Sud con la quale motivare i rischi e la contrarietà al prefigurato ruolo dell’impianto di “Scarlino Energia”;

2) Sempre in tale mozione si legge l’impegno “a costruire, con i Comuni dell’area Val di Pecora, Colline Metallifere, Val di Cornia una proposta all’ ATO SUD ed alla Regione Toscana di un diverso modello e piano di gestione delle raccolte e del riutilizzo dei rifiuti prodotti.”
questo anche in considerazione, dimostrabile con cifre, dati e documenti, che il modello  di economia circolare che privilegia riduzione, recupero, riuso (i tre cardini della gerarchia europea dei rifiuti) porta a maggiori posti di lavoro (in provincia di Grosseto si calcola circa 240 solo in raccolta e selezione) e alla riduzione dei costi delle tariffe per i cittadini;

3) Quell’impianto, obsoleto, vecchio, antieconomico, inquinante è stato bocciato come tale da una commissione d’inchiesta provinciale, da una sentenza del TAR e da due sentenze del Consiglio di Stato, che sono macigni su cui si poggia il pendente ricorso al TAR, fatto anche dagli amministratori di Follonica.

Riteniamo inaccettabile che un amministratore possa proporre con tanta superficialità di far accollare i debiti (oltre 60 milioni) di una società privata alla comunità, a noi cittadini.
Ci indigna inoltre che il sindaco non spenda una parola per i rischi sanitari che stanno correndo gli abitanti della piana del Casone, rischi che sono stati ben documentati nel rapporto Asl, con un aumento (in alcuni casi statisticamente significativo) di malattie diossino-dipendenti.
Di ben altro tenore furono le parole spese dai sindaci di Massa nella lotta per la chiusura dell’inceneritore di Valpiana, ma evidentemente della salute degli abitanti di Follonica e Scarlino al sindaco importa il giusto, cioè niente, quel che gli interessa è, evidentemente,  acquisire meriti con chi sta dietro la pratica dell’incenerimento.




RIFIUTI: IL MODELLO ROSSI NON FUNZIONA

AGCOML’ Antitrust entra a gamba tesa sul sistema dei rifiuti nazionale, compreso quello della Regione Toscana, attraverso un’indagine iniziata nel 2014 che ha evidenziato, come si apprende dal testo pubblicato in rete: “rilevanti disomogeneità sul territorio nazionale con riguardo alla dimensione degli Ambiti Territoriali Ottimali (di seguito, “ATO”), non sempre definiti in base a criteri di efficienza delle gestioni; un significativo ricorso all’affidamento diretto anche in assenza dei requisiti in–house; una durata degli affidamenti spesso superiore a quella che appariva necessaria per recuperare gli investimenti, con l’effetto di un consolidamento delle posizione di mercato dei gestori incumbent e uno scarso dinamismo dell’offerta; la frequente presenza nei bandi per l’affidamento del servizio tramite procedure di selezione competitive, di clausole che, circoscrivendo eccessivamente gli impianti di conferimento dei rifiuti in base alla loro localizzazione geografica, apparivano – a seguito di una declinazione non necessariamente proporzionale del principio di prossimità – limitative della partecipazione a dette procedure.”

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Dopo un’attenta indagine l’autorità garante della concorrenza nel mercato ha dato vita a un documento di oltre 200 pagine in cui indica a Governo e Parlamento le linee da seguire per accrescere l’efficienza del settore e tagliare l’impatto dei rifiuti. L’Antitrust ricorda che in Italia esistono circa mille e 800 aziende attive nella raccolta rifiuti. Ma sono solamente 70 quelle che hanno in dote l’85 per cento del mercato. Ecco perché l’autorità chiede agli enti locali di ricorrere a gare per il servizio con affidamenti che non superino i 5 anni. Un modello in cui raccolta e trattamento dei rifiuti siano separati.
Per l’Antitrust il servizio di raccolta ottimale dovrebbe coprire aree di non oltre 90mila tonnellate o 100mila abitanti. Quindi, ha smentito apertamente l’impianto della legge regionale 69 voluta dal Pd di Enrico Rossi rafforzando in modo incontrovertibile quel che da due anni andiamo ripetendo e che ha portato alla bocciatura delle nostre mozioni a riguardo.
“Si tratta di Gossip” o “andate in procura” ci fu detto in un Consiglio Comunale da parte del PD follonichese, quando nel dibattito sul tema insistevamo nel difendere le nostre mozioni, che sostenevano quello che oggi rileva l’Antitrust.
AVEVAMO RAGIONE.




PD E LEGA NORD VOTINO IL NOSTRO ATTO PER FERMARE INCENERITORE DI SCARLINO

inceneritore di scarlinoI consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle invitano Partito Democratico e Lega Nord a votare la mozione M5S per fermare l’iter autorizzativo sull’inceneritore di Scarlino.

Il Consiglio Regionale può fermare l’iter autorizzativo dell’inceneritore di Scarlino, votando la nostra mozione centrata su un argomento semplice: manca agli atti la Relazione di Riferimento, documento obbligatorio per legge, centrale per la verifica dell’impatto complessivo di quest’opera nel contesto territoriale di Scarlino già segnato dall’inquinamento.

Nell’ultimo Consiglio PD e Lega Nord non accolsero la nostra richiesta di calendarizzare l’atto, resosi urgente per anticipare l’eventuale accoglimento da parte di Rossi del parere favorevole emerso in Conferenza dei Servizi, ma questa volta lo troveranno in aula.

Finite le scuse resta il merito della questione: Marras, i consiglieri PD e quelli della Lega Nord hanno avuto il tempo tecnico per studiare tutti i documenti. Ora si tratta di capire se sono dalla parte della legalità, che fortunatamente tutela i cittadini di Scarlino, o vogliono persistere nel difendere l’illegalità.

Ricordiamo che scegliere di accogliere il parere favorevole della Conferenza dei Servizi, equivale ad un sì ad un più 400% dei rifiuti, anche pericolosi, bruciabili dall’impianto senza adeguamento strutturale.

Ma l’elenco delle incongruenze è lungo e basti citarne altre due: si autorizzerebbe il secondo inceneritore in Italia senza curarsi che il Canale Solmine riceverebbe così l’enorme quantità di 175mila tonnellate l’anno di rifiuti liquidi anche pericolosi, pur essendo Sito soggetto a Bonifica a Breve Termine da più di 9 anni – mai partita – e quindi già gravemente inquinato.

Il Consiglio Regionale scelga la legalità ed eviti anche l’assurdo istituzionale di autorizzare quello che è già stato definitivamente annullato dal Consiglio di Stato.