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Convocazione commissione congiunta per le mozioni SOPPRESSIONE ATO TOSCANA SUD e USCITA DAL CONTRATTO 6TOSCANA

5 febbraio 2015 at 20:22

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Con la presente il Gruppo Consiliare M5S, richiede che sia convocata una commissione congiunta tra la 3° Commissione e la Commissione Controllo e Garanzia con all’ordine del giorno, presentazione e relativo esame delle due mozioni allegate, MOZIONE SOPPRESSIONE ATO TOSCANA SUD e USCITA DAL CONTRATTO 6TOSCANA, mozioni che data l’importanza, se condivise, siano espressione di tutto il C.C. La convocazione congiunta con la commissione controllo e garanzia è indispensabile poiché l’argomento trattato riguarda società partecipate dal comune di Follonica per l’analisi dei relativi contratti e costi di gestione.
L’attuale gestione dei rifiuti presenta forti criticità e difficoltà nel rendere un buon servizio all’utenza, negli ultimi mesi ulteriormente peggiorato e con costi di gestione in crescita come risulta dall’ultima delibera ATO del 22/12/2014 che prevede un impegno di spesa di € 98.000.000,00 per il 2014 fino ad arrivare nell’arco di quattro anni ai € 102.000.000,00 esclusi i costi dei servizi ad oggi non erogati (es. ampliamento della raccolta differenziata porta a porta). I singoli comuni NON hanno la possibilità di incidere nella politica di gestione dei rifiuti, è negata agli stessi la possibilità di scegliere modalità, tempistiche ed obbiettivi più consone alle proprie realtà e in piena sintonia con le direttive europee in materia (riuso, riciclo e recupero delle materie prime seconde). La raccolta differenziata spinta, che è alla base dell’attuale normativa italiana ed europea non risulta essere nelle priorità né dell’ATO né tanto meno del gestore unico 6Toscana vista tra l’altro che l’impiantistica in dotazione quasi esclusivamente costituita da discariche e inceneritori. Tutti questi motivi hanno portato ad un approfondimento della materia, dalla costituzione dell’ATO fino ad arrivare alle modalità di aggiudicazione della gara per il gestore unico 6Toscana, che ha prodotto le due mozioni; la prima “Abolizione ATO” che dimostra la illegittimità dell’esistenza degli ambiti territoriali di area vasta riconfermati con la legge regionale n.69/2011, nettamente in contrasto con la legge nazionale n.35/2012 la quale riassegna esplicitamente agli Enti Locali (Comuni) l’organizzazione e la gestione dei rifiuti. L’altra mozione “Uscita dal Contratto 6Toscana” mette in evidenza gravi anomalie sia nel bando di gara che nel contratto stipulato tra ATO TOSCANA SUD e Gestore Unico 6Toscana sostanzialmente diverso da quello messo a base gara.
Le mozioni che il Movimento in questi giorni sta presentando in tutti i comuni delle province facenti parte dell’ATO TOSCANA SUD, sono il frutto di un lavoro prodotto da attivisti e consiglieri comunali del M5S di Arezzo, Siena e Grosseto con il supporto dei legali Donella Bonciani e Claudio Fiori. Oltre a queste due mozioni il Movimento 5 Stelle presenterà due interrogazioni parlamentari e porterà la questione in parlamento europeo.
Chiediamo, visto l’importanza dei contenuti, la presenza alla commissione congiunta il Sindaco, l’Assessore all’Ambiente e gli apicali dell’amministrazione per la competenza tecnica. Chiediamo ai presidenti delle due commissioni l’autorizzazione per far intervenire quale relatore per la mozione “Uscita dal contratto 6Toscana” l’avvocato Claudio Fiori, che ha partecipato alla stesura dei documenti.
Dato che in vista del Consiglio Comunale del 12 di febbraio sono in calendario altre commissioni proponiamo di indire la richiedente commissione congiunta nella settimana immediatamente successiva. Per una più facile comprensione, di seguito il link del video della conferenza stampa di presentazione tenutasi a Siena. https://www.youtube.com/watch?v=SsreHlmi4z8&list=UU7UtsrcmUx2TtSQAtZCfwjA
Certi della collaborazione di tutte le forze politiche presenti in Consiglio Comunale nel far valere gli interessi dei cittadini rimaniamo in attesa.
GRUPPO CONSILIARE M5S

Appello ai sindaci di Follonica, Scarlino e Gavorrano.

9 novembre 2014 at 18:40

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Possiamo dormire sonni tranquilli?

 

L‘assessore Giorgeri, in una nota apparsa ieri 7 novembre su La Nazione, ha voluto tranquillizzare tutti: la Centralina Mobile per il rilevamento della qualità dell’aria posizionata nel quartiere Salciana non è scomparsa, ma solo data in prestito al comune di Manciano e fra un mese tornerà a casa.

Facciamo notare che se Mirjam Giorgeri, Assessore all’Ambiente, fosse stata presente alla Commissione Consiliare Ambiente del 6 novembre, visto che si parlava di un fatto grave come la presunta radiottività alla Tioxide, avrebbe potuto informare correttamente la cittadinanza, com’è suo dovere, e dire che la Centralina Mobile ha subito danni causa alluvione e non si sa quando tornerà ad essere operativa.

Al di là della sorte della centralina, vorremmo porre l’accento sulla mancanza di controlli e dati statistici sull’incidenza dei tumori nella nostra zona.

La vicenda controversa delle autorizzazioni all’inceneritore, gli sforamenti superiori del 50% delle emissioni della Nuova Solmine, perpetrati per sette anni, la presunta radioattività nel ciclo produttivo del biossido di titanio alla Tioxide, ci impongono per il bene di tutti i cittadini di fare un SERIO APPELLO AI SINDACI di Follonica, Scarlino e Gavorrano, responsabili per mandato della salute pubblica, affinché facciano tutti i passi necessari per l’istituzione del REGISTRO DEI TUMORI se non nei nostri Comuni, almeno a livello Provinciale.

A questo proposito l’Asl sostiene che:

– è complicato

– ci sono problemi di Privacy

– siamo pochi abitanti e quindi statisticamente non significativi.

Queste affermazioni suonano un po’ come scuse e ci informeremo in modo approfondito se è vero quello che viene detto in merito e quale è l’iter per arrivare all’istituzione di un REGISTRO DEI TUMORI anche da noi.

E’ perfettamente inutile, tutte le volte che si verifica qualche evento eccezionale, dichiarare che la salute deve essere al primo posto, se alle parole non seguono i fatti ed è inconcepibile, a nostro modesto avviso, non avere un monitoraggio costante delle condizioni di salute di chi vive nei pressi di un polo industriale inquinante come quello del Casone.

La trasparenza NON è di questo mondo.

21 ottobre 2014 at 18:02

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Nella recente commissione consiliare sui gessi rossi stoccati nella cava di Montioni e sulla radioattività riscontrata nello stabilimento della Tioxide, il sindaco Benini aveva annunciato, per martedì 21 ottobre, la convocazione in regione di sindaci, assessori all’ambiente per un confronto con i responsabili ASL, ARPAT e dell’azienda. Saputo questo il consigliere di minoranza Ottaviani (fratelli d’Italia) ha chiesto al Sindaco se, in qualità di presidente della commissione di controllo e garanzia, il consigliere del Movimento 5 Stelle Laura Pacini potesse essere presente all’incontro.
Il sindaco Benini ha risposto: “immagino di sì, immagino di sì”, salvo poi, sentiti i vertici dalla regione, smentirsi il giorno prima della riunione stessa.
No! Il consigliere Pacini non può essere presente.
La cosa non ci stupisce, in effetti capiamo perfettamente che partecipare ad una riunione dove sono presenti E.Rossi, Bramerini, Benini, Giorgeri, vertici responsabili ASL e ARPAT, vertici di Huntsman Tioxide, con un consigliere del M5S…. “è fantascienza”!
Troppa trasparenza, si sa fa male.

Pillole di programma: SALUTE

25 aprile 2014 at 19:10

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Vivere in un ambiente salubre è non solo una condizione necessaria per il miglioramento della qualità della vita, ma anche un mezzo importante di prevenzione sanitaria e di tutela del benessere.

Chi si appresta ad amministrare una città come Follonica che, oltre alle comuni fonti di inquinamento, ha anche un inceneritore situato in un’area già fortemente inquinata, che, di recente, ha fatto registrare sforamenti di diossina fino a cinque volte superiori alla tollerabilità, non avrà certo un compito facile, perché si troverà a dover fronteggiare detentori di interessi economici enormi, ai quali la salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini interessa ben poco.

Essendo noi stessi cittadini liberi, non legati a lobbies di potere e nemmeno mossi da interessi economici personali, ma convinti di lavorare unicamente per il bene della collettività, contiamo sull’aiuto dei nostri concittadini per portare avanti le nostre azioni.

 

Noi proponiamo:

• la diminuzione dell’inquinamento con tutti i mezzi possibili ( Rifiuti Zero, Mobilità sostenibile, riduzione immissione CO2 tramite incentivi per minori consumi negli edifici pubblici e privati, ecc. );

• il blocco di ogni progetto o opera che porti inquinamento;

• la partecipazione di tutti gli operatori sanitari alla individuazione delle problematiche e delle criticità esistenti nel territorio ed alla loro risoluzione condivisa;

• l’acquisizione tramite l’ARS (Agenzia Regionale di Sanità) di statistiche sulle cause di mortalità degli ultimi 10 anni così da poter individuare ed isolare i pericoli per la popolazione;

• l’istituzione di un Registro Tumori;

• la partecipazione e il controllo dei consigli comunali sulla Società della Salute, che dovrà divenire una Casa di Vetro;

• un programma di educazione sanitaria nelle scuole, riguardante l’uso corretto dei farmaci, i loro benefici e i rischi;

• politiche di prevenzione da concertare con gli operatori sanitari;

• la collaborazione con gli enti sanitari preposti per tutelare e difendere la L.194;

• una educazione alimentare che promuova stili di vita salutari e un consumo consapevole; utilizzo nella ristorazione collettiva pubblica di alimenti biologici in considerazione del fatto che il buon cibo nutre e cura;

• che le autorità competenti verifichino approfonditamente le cause di inquinamento delle acque superficiali e di falda, soprattutto nel quartiere Cassarello, più vicino all’area industriale del Casone, al fine di rimuovere tali cause.

Il programma completo è disponibile on-line qui, oppure in versione cartacea ai nostri banchetti elettorali

DISERBANTI E SALUTE PUBBLICA

11 aprile 2014 at 19:43

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Ancora una volta, la tutela della salute pubblica e dell’ambiente arriva sempre dopo interessi  economici, complice l’ inerzia degli amministratori locali. Nei giorni scorsi è stato usato un erbicida,  il Rodeo Gold, dietro autorizzazione Asl 9, dichiarando che “non ha controindicazioni tossicologiche per gli organismi non bersaglio e una spiccata nullità di risposta tossicologica a lungo termine”.

L’erbicida è stato utilizzato per il diserbo delle banchine lungo la strada provinciale della fascia costiera tra Follonica, Scarlino e nella zona di Gavorrano, destando preoccupazione tra i residenti, a nostro avviso più che giustificata.

l’erbicida in questione contiene come principio attivo, il Glifosato il quale secondo un rapporto realizzato da un gruppo di scienziati dell’ong Earth Open Source, causerebbe malformazioni genetiche nei feti degli animali da laboratorio.

Già dagli anni ’80 sono noti gli effetti causati dal Glifosato  e dal 1993 è provato che questi effetti sono provocati anche dall’esposizione a dosi medie o basse di questa sostanza e la Monsanto, casa produttrice del prodotto, non può non esserne a conoscenza. Non c’è stata però nessuna presa di posizione né a livello nazionale né europeo.

Si rassicura il cittadino parlando di uso nei limiti di legge, ma non si tiene conto del fatto che è stato dato in una piana dove i limiti di legge non sono stati rispettati, una piana devastata da Arsenico, Mercurio, Piombo, Manganese, solfati, cromo e quant’altro, diossina e IPA compresi…
Ogni  ulteriore aggiunta di “chimica”, anche nei limiti di legge, è un aggravio insostenibile per il comprensorio, per le falde, per la salute di tutti noi.

In questi casi dovrebbe prevalere il principio di precauzione, nel dubbio sarebbe meglio astenersi dall’utilizzo di un prodotto che potrebbe nuocere alla salute delle persone.

Il Movimento 5 Stelle lo vuole far presente all’Amministrazione Provinciale e ancor più ai sindaci del territorio interessato, che spesso si dimenticano del ruolo fondamentale che la figura istituzionale conferisce loro quali garanti della salute dei propri cittadini. E’ impensabile agire secondo il criterio del risparmio economico a discapito della salute e dell’ambiente, basterebbe invece ricorrere a un po’ di manodopera in più munita di decespugliatori, qualche migliaio d’euro non valgono il rischio al quale viene sottoposta la popolazione!

UN PIANO NATO VECCHIO

10 gennaio 2014 at 18:43

Considerazioni sul Piano Interprovinciale dei rifiuti.

UN PIANO NATO VECCHIO.

Questa è stata l’impressione a caldo alla presentazione di Grosseto, e tale è rimasta a mente fredda dopo qualche giorno di riflessione e discussione e la sostanza non cambia. Questo piano, in questa formulazione, nasce vecchio, senza cuore, senza prospettiva, senza respiro, senza coinvolgimento dei cittadini e delle imprese e perciò fatalmente destinato al fallimento anche nelle sue poche) buone intenzioni. Quando abbiamo cominciato a leggere le 160 pagine della bozza del Piano ci siamo sforzati di cercare i buoni propositi, le novità positive, senza per forza andare a trovare le mancanze, le magagne, gli errori. Diciamo subito che NON ci siamo riusciti, NON perché NON ci siano cose “buone”, ma perché è l’impianto stesso del piano, nella sua interezza, che porta ad un giudizio negativo.

Cerchiamo di chiarire.

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Da un piano dove gli estensori sono costretti ad ammettere, a denti stretti e dopo pagine e pagine, di aver fallito sugli obiettivi europei di Raccolta Differenziata (da ora RD, vedi grafico) e che obbligano i cittadini a pagare le connesse sanzioni comunitarie, ci saremmo aspettati un cambio di marcia importante, un cambiamento sostanziale di visione strategica, un’accelerazione per imboccare un cammino mai intrapreso e annullare i ritardi. Ed invece no! Si insiste nel percorrere le logore strade che hanno portato all’insuccesso precedente, si continua a pensare in maniera vecchia (che non significa, lo ripetiamo, che tutto sia sbagliato). Ne è esempio la presunzione di andamento dei rifiuti che viene demandata a tre soli fattori

  • la popolazione presente sul territorio;
  • il livello di reddito e la composizione dei consumi;
  • le caratteristiche merceologiche dei prodotti.

Senza minimante prendere in considerazione i due soggetti che oggi fanno veramente la differenza: i cittadini, il loro grado di informazione, di partecipazione, di consapevolezza e di informazione e di incentivazione (anche tariffaria) le aziende che devono essere coinvolte e stimolate a produrre meno rifiuti e, dal punto di vista del riciclo, prodotti migliori e senza errori di progettazione. Senza questa premessa tutto diventa, come conseguenza, meccanicistico e le previsioni riportate nella tabella lo dimostrano.

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NON si tiene conto, ad esempio, delle esperienze virtuose che pure ci sono e che ci dicono che, dove si sono fatte scelte politiche coraggiose (vedi l’area veneta, o Capannori) di coinvolgimento della popolazione e delle aziende), NON solo si sono avute percentuali di RD altissime, sopra l’80%, ma, SOPRATTUTTO, una riduzione del rifiuto anche di cifre importanti, dell’ordine del 30-35%. Invece si sono fatte previsioni conservative e su quelle si è costruito il piano, che è in pratica un piano solo IMPIANTISTICO al servizio e conferma di quelle previsioni. Anzi, ad essere cattivi, sembra che si siano adattate le previsioni alla capacità degli impianti stessi, in maniera che tutto tornasse numericamente.

Certo le premesse e gli obiettivi sbandierati alla stampa e ai media sono “condivisibili”. Come potrebbe essere altrimenti quando si legge:

  • Obiettivo di riduzione della produzione di rifiuti
  • Obiettivo di massimizzazione del riciclo e di azzeramento dello smaltimento del rifiuto residuo a discarica

Ma, poi, sono le cifre riportate che contraddicono e smentiscono la reale intenzione di raggiungere quegli obiettivi. E’ vero che si parte da un grave ritardo, dovevamo essere nel 2012 al 65% di RD, e siamo a meno del 40% (Grosseto ancor peggio), ma niente si dice dei perché e delle colpe di questo ritardo. Si stende un velo pietoso sul fallimento e sui colpevoli. E’ umano, anche comprensibile, ma sbagliato. Il non cercare ed individuare le cause del fallimento è predittivo dell’insuccesso per il futuro. Se ci si scordano e non si capiscono gli errori commessi saremo fatalmente costretti a ricaderci. Questa, ci spiace, ma è una massima ferrea, troppo spesso dimenticata. Perciò, dire che nel 2020 dovremo conseguire il 70% di RD (con almeno un 60% di rifiuti avviati al riciclo) può sembrare un dato importante, significativo solo a chi è all’oscuro della storia o NON la conosce affatto.

Detto questo, il piano propone in sei anni un misero aumento del 5% in più rispetto agli obiettivi (mancati) del 2012, e questo viene spacciato come “andare oltre gli obiettivi comunitari”!! E’ una miseria, ma viene fatta passare come un obiettivo prestigioso.

Non solo. Mentre si sbandierano queste percentuali, il piano interprovinciale si allinea pedissequamente al piano regionale dei rifiuti che prevede di innalzare la quota di incenerimento dall’attuale 13% al 20% (che guarda caso è il massimo consentito dagli impianti di incenerimento presenti), con l’aggravante ipocrita di non menzionare mai il convitato di pietra presente sul territorio, quell’inceneritore di Scarlino che brucerà non solo il CSS prodotto dalla provincia di GR e dalla Val di Cornia, ma che, grazie alle 152.000 ton/anno autorizzate dalla Provincia il giorno dopo la bocciatura della precedente VIA da parte del Consiglio di Sato, potrà incenerire rifiuti provenienti da tutt’Italia. C’è da chiedersi, e molti cittadini se lo chiederanno, specie tra i meno motivati alla RD e all’ambiente in generale, a cosa serve essere virtuosi se poi si devono respirare i veleni di qualcuno che virtuoso NON è, e se non si sono nemmeno previste agevolazioni tariffarie per chi produce meno rifiuti.

E’ questa, come si può capire, una zavorra e una tara di non poco conto per il successo del piano, ammesso e non concesso che si voglia che abbia successo.

In pratica, semplificando, la Provincia ha fatto un calcolo previsionale, probabilmente partendo da presupposti sbagliati, e su quello si sono impostate poi le variabili e i numeri degli impianti. Ha rinunciato alle sue prerogative e non ha svolto il suo ruolo di indirizzo e gestione del processo, limitandosi a consegnarci un piano inefficace e costoso, che comunque garantisce una percentuale di incenerimento in aumento rispetto al presente, che è quel che in definitiva si voleva. Perciò riprendiamo e faccio nostre, per questo piano interprovinciale, le parole del sindaco di Capannori, Giorgio Del Ghingaro, a proposito del piano regionale del duo Rossi-Bramerini.

“Dal punto di vista tecnico è inadeguato il calcolo della riduzione del rifiuto che, se opportunamente verificato e condiviso, avrebbe modificato la programmazione impiantistica, con una previsione al ribasso degli inceneritori. Dal punto di vista politico, invece, si tratta di una visione che non guarda al futuro, ma si basa su accordi volti a mantenere lo status quo, senza aprire alla modernità virtuosa. Per me e per tutti gli amministratori e i cittadini toscani che credono nella differenziata spinta e nell’importanza di una politica ambientale innovativa, si tratta di una grande delusione. … Questo piano è come un abito di vecchio taglio.

Ecco, quello interprovinciale, è un piano nato vecchio, senza spinta propulsiva, senza il coinvolgimento e la formazione dei cittadini. Un piano solo impiantistico, fatto su previsioni tecnicamente discutibili, senza cuore, senza coraggio, destinato solo ad essere l’ennesima falsa vetrina preelettorale. Una maniera vecchia ed obsoleta di pensare e programmare, che NON guarda al futuro che NON ha una “vision” se non quella tecnicistica e salvifica dagli impianti. Aldilà delle parole quella dell’incenerimento è una volontà politica evidente in questo piano che premia lo status quo, l’arroccamento di chi vive su posizioni di rendita e parassitarie ed accetta come normali i conflitti di interesse di chi siede contemporaneamente nei consigli di amministrazione di SEI e di Scarlino Energia, cioè di chi dovrebbe assicurare la Raccolta Differenziata e di chi guadagna bruciando l’indifferenziato. Un conflitto palese, ma che evidentemente a questi amministratori NON interessa. Ben altro ci saremmo aspettati e ci sarebbe voluto. Ma pretendere innovazione, modernità e interesse per il futuro da questi amministratori e dei loro padrini della regione, NON è possible e questo piano ce lo conferma. Pensiamo che tutti quelli che hanno veramene a cuore una diversa gestione dei rifiuti, del riciclo, della materia e del benessere delle future generazioni dovranno mettersi intorno ad un tavolo e programmare, NON le obiezioni od osservazioni a questo piano, che sarebbero solo rattoppi non sostanziali, ma un nuovo piano, riscriverlo ex novo su basi diverse ed innovative, e col faro a cui bisogna tendere: Rifiuti Zero.

Le scatole cinesi

4 novembre 2013 at 18:12

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GESTIONE RIFIUTI

PD: AVANTI TUTTA CON IL GIOCO DELLE SCATOLE CINESI E DELLE PERSONE GIUSTE COLLOCATE NEI POSTI DI COMANDO!!

Con la creazione di SEI Toscana, del gestore unico integrato dei rifiuti per le province di Grosseto, Siena e Arezzo, il PD ha applicato come storicamente fa da sempre il suo metodo di intrecciare affari con la politica, dal quale trae il consenso elettorale. Il neonato progetto Sei Toscana vede come soci Gestori AISA, CASENTINO SERVIZI, COSECA, CSA, CSAI E SIENA AMBIENTE, ciascuno dei quali vi partecipa con quote variabili- la quota maggioritaria è di Siena Ambiente. A fianco di questi soggetti a partecipazione pubblica vi sono una serie di soggetti industriali privati che completano l’area vasta ATO TOSCANA SUD”. Tra questi soggetti industriali figurano la ECOLAT, COOPLAT, CRCM, REVET, STA, UNIECO E LA CASTELNUOVESE. Tutti questi soggetti, sia i soci gestori che i soci industriali, sono tutti o quasi collegati tra di loro, direttamente tramite quote di proprietà o indirettamente attraverso cariche societarie: taluni personaggi difatti li troviamo presenti in più società con incarichi diversi. Tra i più gettonati ci sono Giuseppe Pinto che troviamo nel consiglio di amministrazione della SEI TOSCANA, come amministratore delegato della ECOLAT e vicepresidente della SCARLINO ENERGIA ( tra i cui proprietari figurano la STA e SIENA AMBIENTE ); Fabrizio Frizzi è presidente sia di COOPLAT che di ECOLAT; Fabrizio Vigni invece lo troviamo come presidente di SEI Toscana, presidente di SIENA AMBIENTE e nuovamente nel consiglio di amministrazione della SCARLINO ENERGIA; Marco Buzzichelli presente nel consiglio di amministrazione di SCARLINO ENERGIA e di Futura SPA che è gestore dell’impianto delle Strillaie che produce il combustibile da rifiuti destinato all’impianto di Scarlino.

Ed ecco il collegamento con la politica: Fabrizio Vigni, che abbiamo visto avere ben tre cariche all’interno di SEI Toscana, è esponente di rilievo del Partito Democratico ed in particolare è presidente nazionale degli Ecologisti Democratici nonché deputato nella XII, XIII e XIV legislatura.

La domanda sorge spontanea, come fa un inceneritorista – ricordiamo che Vigni è nel CDA di Scarlino Energia, proprietaria dell’inceneritore di Scarlino che ha causato emissioni di diossina oltre i limiti da marzo a maggio 2013 – ad essere anche ecologista?

Ma continuiamo…

Altro personaggio di spicco della politica toscana è Moreno Periccioli esponente PD, ex assessore all’ambiente della Regione Toscana nonché presente nel consiglio di amministrazione della Banca Antonveneta controllata dalla Banca Monte dei Paschi di Siena SPA proprietaria della SCARLINO ENERGIA, di cui naturalmente Periccioli ne è il presidente!

Questi intrecci tra affari e politica, tra società presenti con varie quote di partecipazione in quasi tutte le altre società di cui fanno parte esponenti del PD, fanno si che SEI Toscana sia da considerare un unico soggetto politicamente controllato.

Niente di male se il fine ultimo fosse una gestione corretta dei rifiuti come indicano le normative europee, ma andando a vedere l’impiantistica in dotazione del soggetto rileviamo che ci sono all’attivo ben tre inceneritori uno per ogni provincia senza contare l’impianto delle Strillaie, che produce CDR e al quale, l’attuale e precedente classe politica del PD-L locale ha costretto i comuni maremmani a conferire quote elevate di rifiuti indifferenziati per 27 anni ancora. Questo fa presumere che la raccolta differenziata spinta non rientri nelle loro priorità, poiché è statisticamente provato che dove c’è la presenza di un inceneritore la differenziata non riesce a decollare attestandosi su percentuali del 40/45%, ben lontano dalle virtuose percentuali di molte realtà italiane e lontane anche dal 65% prevista dal nuovo piano regionale dei rifiuti da raggiungere entro il 2020, traguardo peraltro che doveva essere già raggiunto nel 2012 secondo i dettami europei – ancora una volta disattesi.

Una politica quindi non centrata nella riduzione dei rifiuti alla fonte né nella valorizzazione dei materiali recuperati da una raccolta differenziata domiciliare. I finanziamenti pubblici (CIP6 pagati con le nostre bollette) fanno ancora gola a molti. Difatti basta verificare le quote di partecipazione a SEI Toscana dei soggetti industriali la cui attività prevalente è legata alla raccolta differenziata, un esempio? La REVET con una quota ridicola del 0,33%!

QUINDI CITTADINI, DIFFIDATE DEI RAPPRESENTATI DEL CENTRO SINISTRA – SPECIALMENTE IN CAMPAGNA ELETTORALE – QUANDO SOSTENGONO DI ESSERE CONTRARI ALL’INCENERITORE DI SCARLINO E RICORDATEVI DI QUESTE INFORMAZIONI CHE VI ABBIAMO FORNITO.

Sia Leonardo Marras che Eleonora Baldi, rispettivamente  Presidente della Provincia e Sindaco di Follonica,  nelle elezioni amministrative 2009 avevano posizioni anti inceneritoriste, ma l’uno ha concesso tutte le possibili autorizzazioni alla Scarlino Energia, l’altra non ha esteso il porta a porta a tutta la città – pur avendone la possibilità – né adottato le buone pratiche per la riduzione dei rifiuti.

 

Un altro aspetto sul quale il MoVimento vuole accendere i riflettori e richiamare l’attenzione soprattutto dei sindacati e’ quello occupazionale, spetta garantire il diritto al lavoro nonché tutelare i diritti acquisiti dei dipendenti delle società che sono confluite nel SEI Toscana . Nel caso specifico ci riferiamo ai dipendenti del COSECA SPA, non vorremmo, come spesso accade che nel giochino delle fusioni a rimetterci siano sempre e solo i lavoratori salvando invece coloro che occupano i posti di comando.

Ribadiamo che siamo contrari a questo metodo monopolista del PD nella gestione di servizi pubblici come quello dei rifiuti, un sistema questo in cui la totale ingerenza politica del PD non permette di aprire a nuove tecnologie e soluzioni come la strategia RIFIUTI ZERO, impedendo altresì un’ampia ricaduta occupazionale, per di più inquinando il territorio.

Continueremo ad impegnarci per dare alla cittadinanza più informazione e consapevolezza affinché si liberi dal ricatto occupazionale e dalle varie cambiali politiche, ultime armi che sono rimaste al PD per strappare ancora qualche consenso elettorale.

CITTADINI E LAVORATORI AVVELENATI IN SORDINA…E LE ISTITUZIONI?

21 giugno 2013 at 20:27

Dopo le gravissime ed allarmanti conferme dell’ARPAT di Grosseto, sui continui sforamenti dei livelli di diossina nei mesi precedenti da parte dell’inceneritore di Scarlino, il MoVimento 5 Stelle di Follonica, Scarlino e Gavorrano rilevano come i “controlli” e gli “autocontrolli”, di cui tanto si fanno forti le istituzioni preposte alla tutela della salute pubblica (Comuni, Provincia e Asl) per avvalorare l’utilità dell’Inceneritore di Scarlino, risultano del tutto inefficaci a difendere l’ambiente e la nostra Salute.


Ribadiamo che è stato solo per un “controllo a sorpresa” dell’Arpat di Massa Carrara che si è potuto accertare lo sforamento del 15 maggio, nonché dei precedenti, e NON grazie agli “autocontrolli” della Scarlino Energia come ha dichiarato la provincia.  

Visto che altri sforamenti sono avvenuti anche nei mesi precedenti, perché la Scarlino Energia NON ha provveduto a renderli pubblici e a fermare l’impianto?!

Ribadiamo che quel Tumorificio di Scarlino DEVE CHIUDERE DEFINITIVAMENTE e non siamo disposti a cedere al ricatto occupazionale che in tali circostanze viene ostentato non solo dalla Scarlino Energia ma anche dai Sindacati che di certo, in questo modo, non tutelano i lavoratori.

Vogliamo avviare una seria alternativa all’incenerimento dei rifiuti dando inizio al percorso RIFIUTI ZERO, con la raccolta differenziata porta a porta, la creazione di un distretto del riciclo, che contempli anche un centro ricerca, che permetterebbe di dare una risposta occupazionale di gran lunga superiore a quella dell’impianto inquinante della Scarlino Energia, garantendo così il diritto alla salute e alla sicurezza non solo ai cittadini, ma anche ai lavoratori di tutta la zona industriale del Casone e della Botte.

Auspichiamo che vengano accertate le responsabilità nelle sedi penali, amministrative e civili di tutte le autorità che hanno permesso l’apertura ed il (mal)funzionamento dell’Inceneritore e della stessa Scarlino Energia.

Alla luce di questa triste e avvelenata vicenda il MoVimento 5 Stelle di Follonica, Scarlino e Gavorrano chiedono con forza le dimissioni del Sindaco di Scarlino quale sede d’impianto, del Presidente e dell’Assessore all’Ambiente della Provincia di Grosseto per l’omertà, l’inefficienza e l’incompetenza dimostrata nella gestione della vicenda, mettendo a rischio la salute di centinaia di persone, l’occupazione nel settore agricolo e turistico e avvelenando il territorio.

Al Sindaco di Follonica chiediamo di impegnarsi non solo nei ricorsi, ma soprattutto di far prevalere il principio della tutela della salute pubblica senza sottomettersi alle posizioni PD sostenute dal segretario provinciale, che ha nella propria Giunta e dal “Potere Centrale” (Rossi-Bramerini) della Regione Toscana che, anacronisticamente, contro ogni buonsenso e contro le norme europee, vuole chiudere il piano dei rifiuti regionale con gli inceneritori.

Inceneritori in Toscana

Visualizza Inceneritori in Toscana in una mappa di dimensioni maggiori

CI STANNO AVVELENANDO NEL SILENZIO?

30 maggio 2013 at 7:02

La diffida che la Provincia di Grosseto ha inviato alla Scarlino Energia conferma i dubbi del Movimento 5 Stelle di Follonica, Scarlino e Gavorrano: lo sforamento delle diossine è stato rilevato, non dal sistema di autocontrollo del Gestore (perché un tale sistema per le diossine non esiste), ma da uno dei due, unici, controlli annuali obbligatori effettuati dai tecnici del Dipartimento Arpat di Massa Carrara in data 23 maggio 2013.

Tale fatto fa presupporre che altri sforamenti possano essersi verificati in precedenza, ma non rilevati, né dunque comunicati alle Autorità Competenti e resi noti.

CI STANNO AVVELENANDO NEL SILENZIO?

Si rileva altresì come, ancora una volta, l’Amministrazione Provinciale, confermando un’ipocrita pseudo-sicurezza del sistema degli autocontrolli, tenga un atteggiamento compiacente nei confronti della Scarlino Energia a discapito della salute dei cittadini e dell’ambiente.

Evidenziamo inoltre l’assurdità che in tutta la Toscana solo l’ARPAT di Massa Carrara sia dotata dell’attrezzatura per la rilevazione delle emissioni di diossina, sarà forse che non la si vuol trovare?

IL M5S auspica che la Provincia di Grosseto, a tutela della popolazione, prima di dare il nulla-osta al riavvio dell’impianto, preveda come obbligatori i controlli in continuo delle emissioni di diossina e ribadisce la necessità di procedere all’attuazione della strategia “Rifiuti Zero” quale unica alternativa agli impianti di incenerimento altamente inquinanti e pericolosi per gli stessi lavoratori, per la popolazione e per l’ambiente.

IL MOVIMENTO 5 STELLE VUOLE VEDERCI CHIARO

28 maggio 2013 at 19:55

diossina

Il Movimento 5 stelle di Follonica, Scarlino e Gavorrano prende atto del provvedimento della Provincia di Grosseto con cui si diffida Scarlino Energia a NON ravviare le tre linee dell’impianto se non dopo il rilascio di un nulla osta, e richiede chiarimenti ai Sindaci delle amministrazioni interessate in merito allo sforamento dei livelli di diossina dell’inceneritore di Scarlino.
Il Movimento sottolinea come la notizia dello sforamento sia stata resa pubblica dalla Provincia e dalla Scarlino Energia solo tre giorni dopo il fermo dell’impianto e si chiede se i Sindaci siano stati avvertiti tempestivamente.
In caso fossero stati informati ci chiediamo perché i sindaci e le autorità sanitarie competenti non abbiano provveduto, secondo criteri di precauzione e di tutela della salute pubblica, ad avvertire la popolazione di astenersi dal consumare frutta e verdura provenienti dalle zone limitrofe all’impianto?
Il Movimento, considerato che non risultano obbligatori i controlli in continuo della diossina, considera gravissimo per la salute dei cittadini che in uno dei pochissimi controlli annuali obbligatori, si sia rilevato uno sforamento, e si chiede quanti altri ce ne possano essere stati tra una verifica obbligatoria e l’altra. A volte basta cercare per trovare, e questo sforamento ci sembra tutt’altro che un’anomalia, come si vorrebbe far credere.
Si auspica anche un intervento autonomo della Magistratura per fare chiarezza sull’accaduto.