Le scatole cinesi

4 novembre 2013 at 18:12
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GESTIONE RIFIUTI

PD: AVANTI TUTTA CON IL GIOCO DELLE SCATOLE CINESI E DELLE PERSONE GIUSTE COLLOCATE NEI POSTI DI COMANDO!!

Con la creazione di SEI Toscana, del gestore unico integrato dei rifiuti per le province di Grosseto, Siena e Arezzo, il PD ha applicato come storicamente fa da sempre il suo metodo di intrecciare affari con la politica, dal quale trae il consenso elettorale. Il neonato progetto Sei Toscana vede come soci Gestori AISA, CASENTINO SERVIZI, COSECA, CSA, CSAI E SIENA AMBIENTE, ciascuno dei quali vi partecipa con quote variabili- la quota maggioritaria è di Siena Ambiente. A fianco di questi soggetti a partecipazione pubblica vi sono una serie di soggetti industriali privati che completano l’area vasta ATO TOSCANA SUD”. Tra questi soggetti industriali figurano la ECOLAT, COOPLAT, CRCM, REVET, STA, UNIECO E LA CASTELNUOVESE. Tutti questi soggetti, sia i soci gestori che i soci industriali, sono tutti o quasi collegati tra di loro, direttamente tramite quote di proprietà o indirettamente attraverso cariche societarie: taluni personaggi difatti li troviamo presenti in più società con incarichi diversi. Tra i più gettonati ci sono Giuseppe Pinto che troviamo nel consiglio di amministrazione della SEI TOSCANA, come amministratore delegato della ECOLAT e vicepresidente della SCARLINO ENERGIA ( tra i cui proprietari figurano la STA e SIENA AMBIENTE ); Fabrizio Frizzi è presidente sia di COOPLAT che di ECOLAT; Fabrizio Vigni invece lo troviamo come presidente di SEI Toscana, presidente di SIENA AMBIENTE e nuovamente nel consiglio di amministrazione della SCARLINO ENERGIA; Marco Buzzichelli presente nel consiglio di amministrazione di SCARLINO ENERGIA e di Futura SPA che è gestore dell’impianto delle Strillaie che produce il combustibile da rifiuti destinato all’impianto di Scarlino.

Ed ecco il collegamento con la politica: Fabrizio Vigni, che abbiamo visto avere ben tre cariche all’interno di SEI Toscana, è esponente di rilievo del Partito Democratico ed in particolare è presidente nazionale degli Ecologisti Democratici nonché deputato nella XII, XIII e XIV legislatura.

La domanda sorge spontanea, come fa un inceneritorista – ricordiamo che Vigni è nel CDA di Scarlino Energia, proprietaria dell’inceneritore di Scarlino che ha causato emissioni di diossina oltre i limiti da marzo a maggio 2013 – ad essere anche ecologista?

Ma continuiamo…

Altro personaggio di spicco della politica toscana è Moreno Periccioli esponente PD, ex assessore all’ambiente della Regione Toscana nonché presente nel consiglio di amministrazione della Banca Antonveneta controllata dalla Banca Monte dei Paschi di Siena SPA proprietaria della SCARLINO ENERGIA, di cui naturalmente Periccioli ne è il presidente!

Questi intrecci tra affari e politica, tra società presenti con varie quote di partecipazione in quasi tutte le altre società di cui fanno parte esponenti del PD, fanno si che SEI Toscana sia da considerare un unico soggetto politicamente controllato.

Niente di male se il fine ultimo fosse una gestione corretta dei rifiuti come indicano le normative europee, ma andando a vedere l’impiantistica in dotazione del soggetto rileviamo che ci sono all’attivo ben tre inceneritori uno per ogni provincia senza contare l’impianto delle Strillaie, che produce CDR e al quale, l’attuale e precedente classe politica del PD-L locale ha costretto i comuni maremmani a conferire quote elevate di rifiuti indifferenziati per 27 anni ancora. Questo fa presumere che la raccolta differenziata spinta non rientri nelle loro priorità, poiché è statisticamente provato che dove c’è la presenza di un inceneritore la differenziata non riesce a decollare attestandosi su percentuali del 40/45%, ben lontano dalle virtuose percentuali di molte realtà italiane e lontane anche dal 65% prevista dal nuovo piano regionale dei rifiuti da raggiungere entro il 2020, traguardo peraltro che doveva essere già raggiunto nel 2012 secondo i dettami europei – ancora una volta disattesi.

Una politica quindi non centrata nella riduzione dei rifiuti alla fonte né nella valorizzazione dei materiali recuperati da una raccolta differenziata domiciliare. I finanziamenti pubblici (CIP6 pagati con le nostre bollette) fanno ancora gola a molti. Difatti basta verificare le quote di partecipazione a SEI Toscana dei soggetti industriali la cui attività prevalente è legata alla raccolta differenziata, un esempio? La REVET con una quota ridicola del 0,33%!

QUINDI CITTADINI, DIFFIDATE DEI RAPPRESENTATI DEL CENTRO SINISTRA – SPECIALMENTE IN CAMPAGNA ELETTORALE – QUANDO SOSTENGONO DI ESSERE CONTRARI ALL’INCENERITORE DI SCARLINO E RICORDATEVI DI QUESTE INFORMAZIONI CHE VI ABBIAMO FORNITO.

Sia Leonardo Marras che Eleonora Baldi, rispettivamente  Presidente della Provincia e Sindaco di Follonica,  nelle elezioni amministrative 2009 avevano posizioni anti inceneritoriste, ma l’uno ha concesso tutte le possibili autorizzazioni alla Scarlino Energia, l’altra non ha esteso il porta a porta a tutta la città – pur avendone la possibilità – né adottato le buone pratiche per la riduzione dei rifiuti.

 

Un altro aspetto sul quale il MoVimento vuole accendere i riflettori e richiamare l’attenzione soprattutto dei sindacati e’ quello occupazionale, spetta garantire il diritto al lavoro nonché tutelare i diritti acquisiti dei dipendenti delle società che sono confluite nel SEI Toscana . Nel caso specifico ci riferiamo ai dipendenti del COSECA SPA, non vorremmo, come spesso accade che nel giochino delle fusioni a rimetterci siano sempre e solo i lavoratori salvando invece coloro che occupano i posti di comando.

Ribadiamo che siamo contrari a questo metodo monopolista del PD nella gestione di servizi pubblici come quello dei rifiuti, un sistema questo in cui la totale ingerenza politica del PD non permette di aprire a nuove tecnologie e soluzioni come la strategia RIFIUTI ZERO, impedendo altresì un’ampia ricaduta occupazionale, per di più inquinando il territorio.

Continueremo ad impegnarci per dare alla cittadinanza più informazione e consapevolezza affinché si liberi dal ricatto occupazionale e dalle varie cambiali politiche, ultime armi che sono rimaste al PD per strappare ancora qualche consenso elettorale.

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