UN PIANO NATO VECCHIO

10 gennaio 2014 at 18:43
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Considerazioni sul Piano Interprovinciale dei rifiuti.

UN PIANO NATO VECCHIO.

Questa è stata l’impressione a caldo alla presentazione di Grosseto, e tale è rimasta a mente fredda dopo qualche giorno di riflessione e discussione e la sostanza non cambia. Questo piano, in questa formulazione, nasce vecchio, senza cuore, senza prospettiva, senza respiro, senza coinvolgimento dei cittadini e delle imprese e perciò fatalmente destinato al fallimento anche nelle sue poche) buone intenzioni. Quando abbiamo cominciato a leggere le 160 pagine della bozza del Piano ci siamo sforzati di cercare i buoni propositi, le novità positive, senza per forza andare a trovare le mancanze, le magagne, gli errori. Diciamo subito che NON ci siamo riusciti, NON perché NON ci siano cose “buone”, ma perché è l’impianto stesso del piano, nella sua interezza, che porta ad un giudizio negativo.

Cerchiamo di chiarire.

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Da un piano dove gli estensori sono costretti ad ammettere, a denti stretti e dopo pagine e pagine, di aver fallito sugli obiettivi europei di Raccolta Differenziata (da ora RD, vedi grafico) e che obbligano i cittadini a pagare le connesse sanzioni comunitarie, ci saremmo aspettati un cambio di marcia importante, un cambiamento sostanziale di visione strategica, un’accelerazione per imboccare un cammino mai intrapreso e annullare i ritardi. Ed invece no! Si insiste nel percorrere le logore strade che hanno portato all’insuccesso precedente, si continua a pensare in maniera vecchia (che non significa, lo ripetiamo, che tutto sia sbagliato). Ne è esempio la presunzione di andamento dei rifiuti che viene demandata a tre soli fattori

  • la popolazione presente sul territorio;
  • il livello di reddito e la composizione dei consumi;
  • le caratteristiche merceologiche dei prodotti.

Senza minimante prendere in considerazione i due soggetti che oggi fanno veramente la differenza: i cittadini, il loro grado di informazione, di partecipazione, di consapevolezza e di informazione e di incentivazione (anche tariffaria) le aziende che devono essere coinvolte e stimolate a produrre meno rifiuti e, dal punto di vista del riciclo, prodotti migliori e senza errori di progettazione. Senza questa premessa tutto diventa, come conseguenza, meccanicistico e le previsioni riportate nella tabella lo dimostrano.

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NON si tiene conto, ad esempio, delle esperienze virtuose che pure ci sono e che ci dicono che, dove si sono fatte scelte politiche coraggiose (vedi l’area veneta, o Capannori) di coinvolgimento della popolazione e delle aziende), NON solo si sono avute percentuali di RD altissime, sopra l’80%, ma, SOPRATTUTTO, una riduzione del rifiuto anche di cifre importanti, dell’ordine del 30-35%. Invece si sono fatte previsioni conservative e su quelle si è costruito il piano, che è in pratica un piano solo IMPIANTISTICO al servizio e conferma di quelle previsioni. Anzi, ad essere cattivi, sembra che si siano adattate le previsioni alla capacità degli impianti stessi, in maniera che tutto tornasse numericamente.

Certo le premesse e gli obiettivi sbandierati alla stampa e ai media sono “condivisibili”. Come potrebbe essere altrimenti quando si legge:

  • Obiettivo di riduzione della produzione di rifiuti
  • Obiettivo di massimizzazione del riciclo e di azzeramento dello smaltimento del rifiuto residuo a discarica

Ma, poi, sono le cifre riportate che contraddicono e smentiscono la reale intenzione di raggiungere quegli obiettivi. E’ vero che si parte da un grave ritardo, dovevamo essere nel 2012 al 65% di RD, e siamo a meno del 40% (Grosseto ancor peggio), ma niente si dice dei perché e delle colpe di questo ritardo. Si stende un velo pietoso sul fallimento e sui colpevoli. E’ umano, anche comprensibile, ma sbagliato. Il non cercare ed individuare le cause del fallimento è predittivo dell’insuccesso per il futuro. Se ci si scordano e non si capiscono gli errori commessi saremo fatalmente costretti a ricaderci. Questa, ci spiace, ma è una massima ferrea, troppo spesso dimenticata. Perciò, dire che nel 2020 dovremo conseguire il 70% di RD (con almeno un 60% di rifiuti avviati al riciclo) può sembrare un dato importante, significativo solo a chi è all’oscuro della storia o NON la conosce affatto.

Detto questo, il piano propone in sei anni un misero aumento del 5% in più rispetto agli obiettivi (mancati) del 2012, e questo viene spacciato come “andare oltre gli obiettivi comunitari”!! E’ una miseria, ma viene fatta passare come un obiettivo prestigioso.

Non solo. Mentre si sbandierano queste percentuali, il piano interprovinciale si allinea pedissequamente al piano regionale dei rifiuti che prevede di innalzare la quota di incenerimento dall’attuale 13% al 20% (che guarda caso è il massimo consentito dagli impianti di incenerimento presenti), con l’aggravante ipocrita di non menzionare mai il convitato di pietra presente sul territorio, quell’inceneritore di Scarlino che brucerà non solo il CSS prodotto dalla provincia di GR e dalla Val di Cornia, ma che, grazie alle 152.000 ton/anno autorizzate dalla Provincia il giorno dopo la bocciatura della precedente VIA da parte del Consiglio di Sato, potrà incenerire rifiuti provenienti da tutt’Italia. C’è da chiedersi, e molti cittadini se lo chiederanno, specie tra i meno motivati alla RD e all’ambiente in generale, a cosa serve essere virtuosi se poi si devono respirare i veleni di qualcuno che virtuoso NON è, e se non si sono nemmeno previste agevolazioni tariffarie per chi produce meno rifiuti.

E’ questa, come si può capire, una zavorra e una tara di non poco conto per il successo del piano, ammesso e non concesso che si voglia che abbia successo.

In pratica, semplificando, la Provincia ha fatto un calcolo previsionale, probabilmente partendo da presupposti sbagliati, e su quello si sono impostate poi le variabili e i numeri degli impianti. Ha rinunciato alle sue prerogative e non ha svolto il suo ruolo di indirizzo e gestione del processo, limitandosi a consegnarci un piano inefficace e costoso, che comunque garantisce una percentuale di incenerimento in aumento rispetto al presente, che è quel che in definitiva si voleva. Perciò riprendiamo e faccio nostre, per questo piano interprovinciale, le parole del sindaco di Capannori, Giorgio Del Ghingaro, a proposito del piano regionale del duo Rossi-Bramerini.

“Dal punto di vista tecnico è inadeguato il calcolo della riduzione del rifiuto che, se opportunamente verificato e condiviso, avrebbe modificato la programmazione impiantistica, con una previsione al ribasso degli inceneritori. Dal punto di vista politico, invece, si tratta di una visione che non guarda al futuro, ma si basa su accordi volti a mantenere lo status quo, senza aprire alla modernità virtuosa. Per me e per tutti gli amministratori e i cittadini toscani che credono nella differenziata spinta e nell’importanza di una politica ambientale innovativa, si tratta di una grande delusione. … Questo piano è come un abito di vecchio taglio.

Ecco, quello interprovinciale, è un piano nato vecchio, senza spinta propulsiva, senza il coinvolgimento e la formazione dei cittadini. Un piano solo impiantistico, fatto su previsioni tecnicamente discutibili, senza cuore, senza coraggio, destinato solo ad essere l’ennesima falsa vetrina preelettorale. Una maniera vecchia ed obsoleta di pensare e programmare, che NON guarda al futuro che NON ha una “vision” se non quella tecnicistica e salvifica dagli impianti. Aldilà delle parole quella dell’incenerimento è una volontà politica evidente in questo piano che premia lo status quo, l’arroccamento di chi vive su posizioni di rendita e parassitarie ed accetta come normali i conflitti di interesse di chi siede contemporaneamente nei consigli di amministrazione di SEI e di Scarlino Energia, cioè di chi dovrebbe assicurare la Raccolta Differenziata e di chi guadagna bruciando l’indifferenziato. Un conflitto palese, ma che evidentemente a questi amministratori NON interessa. Ben altro ci saremmo aspettati e ci sarebbe voluto. Ma pretendere innovazione, modernità e interesse per il futuro da questi amministratori e dei loro padrini della regione, NON è possible e questo piano ce lo conferma. Pensiamo che tutti quelli che hanno veramene a cuore una diversa gestione dei rifiuti, del riciclo, della materia e del benessere delle future generazioni dovranno mettersi intorno ad un tavolo e programmare, NON le obiezioni od osservazioni a questo piano, che sarebbero solo rattoppi non sostanziali, ma un nuovo piano, riscriverlo ex novo su basi diverse ed innovative, e col faro a cui bisogna tendere: Rifiuti Zero.

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